Documento conclusivo del 38° Incontro nazionale delle CdB italiane

DISOBBEDIENTI PER PRATICARE LA GIUSTIZIA

Noi, donne e uomini delle Comunità cristiane di Base italiane, riunite a Vico Equense (Na) per il nostro 38° incontro nazionale su “Vangelo e Costituzione. Credenti disobbedienti nelle Chiese e nella società”, ci siamo lasciati/e interpellare con gioia e riconoscenza dalle riflessioni di Maria Soave Buscemi, Tonino Perna, Paola Cavallari, Antonietta Potente e Marco Deriu.

Il filo rosso dell’incontro – la disobbedienza – è stato svolto con chiarezza: obbedire significa “ascoltare (audire in latino) intensamente (ob-), prestare ascolto a chi ci sta davanti”; ma chi vuole praticare la giustizia, come noi che ci ispiriamo al messaggio evangelico di Gesù, deve ascoltare intensamente la realtà, non il potere: solo così può arrivare ad essere profondamente disobbediente.

Le letture, che la comunità del Cassano ci ha offerto nell’assemblea eucaristica conclusiva, ci hanno proposto modelli convincenti, e coerenti fino alla morte, di questa obbediente disobbedienza: Gesù e i tanti e le tante martiri (testimoni) che hanno vivificato la storia dell’umanità.

Anche la nostra Costituzione impegna ogni persona che vive in Italia, comprese quelle che governano e amministrano le comunità civili e religiose, a praticare i valori fondamentali della giustizia, della solidarietà, della convivialità tra tutte le differenze...

Ci impegniamo, quindi, individualmente e comunitariamente, a intensificare l’ascolto attento e quotidiano della realtà in cui vivono e lottano tutte le persone emarginate, oppresse, violentate, costrette ad emigrare per sopravvivere a guerre, impoverimento e desolazioni inenarrabili.

Denunciamo con forza che queste violenze sono frutto dell’ingiustizia dominante nelle relazioni internazionali e della voracità insaziabile di chi impedisce, con la prepotenza, che le risorse della comune Madre Terra siano fruibili da tutti e tutte, in pace ed equità, e di chi distrugge in maniera irreversibile queste risorse togliendo la speranza di una vita sostenibile alle generazioni future.

In modo particolare vogliamo denunciare ogni forma di violenza e aggressione contro i diritti e l’autonomia dei popoli indigeni, dei loro territori e dei loro modi di vita; condizioni denunciate da tempo dagli indigeni e dalle organizzazioni che li sostengono e portate di nuovo all'attenzione nel recente sinodo panamazzonico, che si è svolto a Roma per iniziativa di papa Francesco, al quale va la nostra solidarietà per le contestazioni di settori retrogradi della gerarchia.

Rinnoviamo l’impegno, personale e comunitario, ad abbandonare consapevolmente ogni forma di colonialismo, che nasce dalla nostra cultura patriarcale, capitalista, consumista e predatoria, e a praticare sempre di più sobrietà, condivisione e stili di vita coerenti con le esigenze di un’ecologia integrale.

Ci impegniamo a sostenere e ad affiancare, con i nostri corpi e le nostre parole, tutti e tutte coloro che spendono la propria vita per difendere e accogliere migranti e rifugiati, per proteggere i beni comuni e la vita di Madre Terra e di tutte le creature che la abitano, e che per questo vengono perseguitati/e dai detentori del potere.

In particolare, chiediamo all'attuale Governo di rivedere in profondità i due decreti sicurezza del Governo precedente, mettendone in radicale discussione la logica che li ispira, fino al punto di considerare reato il salvataggio a mare di migranti naufraghi. A situazione invariata, dichiariamo disobbedienza e sostegno alla disobbedienza di questa legislazione, contraria allo spirito e alla lettera della Costituzione, al comandamento dell'amore del Vangelo, ai diritti umani universali.

Con questo spirito riconosciamo e vogliamo sempre più condividere l’impegno instancabile delle donne che animano e guidano i cammini delle loro comunità, impegnandoci a perseguire fino in fondo l’obiettivo di far cessare le violenze maschili sulle donne, sui bambini e sulle bambine, obiettivo fatto proprio anche dalle Chiese cristiane con l’Appello sottoscritto nel 2015: da loro pretendiamo quotidiana coerenza.

In conclusione esprimiamo il nostro fermo proposito di unirci a tutte le donne e gli uomini di qualsiasi e di nessuna fede, che vivono nel nostro paese, disponibili ad impegnarsi in una vasta ed operante alleanza di base per la trasformazione della società e la costruzione di un'economia che non generi povertà e diseguaglianze e ripari l'ambiente.

Comunità cristiane di Base italiane

Vico Equense (Na), 1-3 novembre 2019

Sandro

Ha sognato un cristianesimo non religioso, sull’onda delle parole di Bonhoeffer che abbiamo meditato agli inizi degli anni ’70. “Non homo religiosus, ma uomo, semplicemente, è il cristiano, come Gesù era uomo”.

La religione gli appariva vecchia e stanca, incapace ormai di parlare al cuore dei giovani e di influenzare la modernità. E ha provato a vivere la condizione che suggeriva. La funzione del prete nella parrocchia alle prese con l’amministrazione dei sacramenti, ma anche dei beni e soprattutto di una tradizione che non arricchiva più, non faceva per lui, come l’arte religiosa che, incapace di nuove invenzioni, si limitava a copiare malamente i grandi modelli del passato.

Non si poteva andare avanti così, meglio il silenzio, meglio ritirarsi in disparte, meglio l’operaio, senza addosso nessun simbolo, neanche quello dei preti operai e vivere della propria fatica quotidiana come i suoi compagni, dai quali pure lo distingueva una consapevolezza profonda delle proprie scelte, fatte sempre in piena libertà.

E allora anche l’esperienza della fabbrica, alla pressa, finisce. E ne inizia un’altra, di studio e di un nuovo lavoro fatto non più con le mani, ma con le parole, in relazione con altri uomini che avevano sofferenze da alleviare, se se ne era capaci.

Il suo studio di psicanalista era in centro città, e in città Sandro si muoveva con curiosità, con attenzione, guardando le cose che normalmente passano inosservate, con l’occhio dell’artista che dà vita a quello che incontra e che guarda.

Originale, troppo originale e gli amici un poco a volte sorridevano di lui che inciampava in sassi che loro non avevano mai nemmeno veduto e faceva proposte del tutto impraticabili, ma che avevano il pregio di illuminare problemi reali ai quali non si sanno dare risposte nuove, diverse da quelle che le convenzioni suggeriscono e impongono.

Ha sognato un cristianesimo non religioso, personale, profondo, capace di non dimenticare il proprio passato, di non rinnegare niente, nemmeno le devozioni popolari e il culto delle immagini, ma di saperci dialogare con libertà.

Dio con tutta la sua potenza si è lasciato scacciare dal mondo”, come direbbe Bonhoeffer, “e ci fa sapere che dobbiamo vivere come uomini che se la cavano senza Dio”. È un’operazione difficile. Più facile forse è tagliare del tutto con lui e vivere nel mondo soli. Sandro ha scelto consapevolmente di vivere nel mondo al cospetto di Dio, tenendo lo sguardo aperto su Gesù, sulla sua morte e la sua resurrezione.

(aggiungo le belle parole che ha lasciato scritto Sandro per noi allegate a un ricordo che Pier ha distribuito Domenica:  VI VOGLIO BENE – VOI ME NE VOLETE – CHE DIO SIA IN TUTTI  PRESTO)

Pier

In memoria di Sandro Vesce

E’ morto sabato  17 agosto all’età di 81 anni Sandro Vesce. Da tempo ammalato, aveva deciso di rifiutare ulteriori interventi farmacologici e attendere serenamente e coscientemente la propria fine.

Sandro Vesce era una figura molto nota e importante per la città. Anche se era nato a Bologna Modena era la sua città, la conosceva bene e l’ha molto amata. Ne ricercava anche gli aspetti più curiosi e nascosti e ce ne ha lasciato testimonianza in diversi scritti. Basta ricordare il suo recente libro “Le meraviglie di Modena” (Artestampa, 2015), guida affettuosa, disincantata e originale.

La sua biografia è ricca e la sua vita si è intrecciata con tante esperienze e incontri con persone diverse. Era già adulto quando, terminati gli studi universitari e svolto il servizio militare come soldato semplice (lui, figlio di un generale dei carabinieri), decise di abbracciare la fede cristiana e diventare prete nel 1967. In seguito frequentò l’Università Gregoriana a Roma. Molti ricordano il suo impegno pastorale come assistente della FUCI (Federazione Universitari Cattolici Italiani), associazione allora molto presente nel dibattito sul rinnovamento della Chiesa, sulla spinta del Concilio. Poi ancora scelte importanti: si inserisce nell’azione pastorale della parrocchia del Villaggio Artigiano e contribuisce alla realizzazione di un rinnovamento profondo della gestione tradizionale.

Nel contesto sociale e politico ed ecclesiale di quel tempo (primi anni ‘70) molti contrasti si radicalizzavano, in campo cattolico sorsero numerose comunità di base spesso in contestazione con la gerarchia e anche i responsabili del nuovo corso della parrocchia del Villaggio Artigiano lasciarono il loro incarico e dettero vita a una Comunità di Base, che vive tuttora. In questo periodo Vesce scrive per Feltrinelli (1976) un libro importante e conosciuto in tutta Italia, in cui si disegnano le linee di un nuovo paradigma per le comunità cristiane. Il titolo è tutto un programma: “Per un cristianesimo non religioso”.

E’ la stagione anche dei preti operai, una diversa modalità di testimoniare la propria fede condividendo la vita concreta della gente. E anche Sandro Vesce fa questa scelta, lavorando come operaio per ben 9 anni alla Carrozzeria Autodromo di Modena, dal 1970 al 1979. Contemporaneamente continua la sua partecipazione alla comunità di base, anche se non più come prete, ministero al quale rinuncia nel 1976.  E’ rimasto in continuo dialogo con la chiesa di Modena e i suoi vescovi, in particolare con don Erio Castellucci.

Sandro si è sposato con Caterina e ha fatto da padre e da guida a suo figlio Francesco Tosatti. Intanto studia: diventa psicologo e psicoterapeuta e con questo ruolo svolge la sua professione fino all’ultimo.

Ma la sua impronta nella città è molto più vasta: ricordiamo solo la sua passione per le arti figurative contemporanee, i suoi rapporti di amicizia con molti artisti modenesi, il suo ruolo di animatore di eventi culturali. Molti altri sono gli aspetti di una personalità così ricca come quella di Sandro Vesce. Speriamo di poter ascoltare queste voci collettivamente, in una prossima occasione.

Noi oggi ripensiamo a lui con grande affetto e riconoscenza, ne ricordiamo la mitezza, l’ironia e l’autoironia, la profonda cultura, l’intelligenza viva e libera  da ogni conformismo, la bella testimonianza di fede.

Sandro Desco

(dalla “Gazzetta di Modena” del 21 agosto 2019)

38° Incontro Nazionale CdB 2019

38° incontro CdB 2019 a Vico Equense (NA)

Collegamento Nazionale CdB Maggio 2019

Collegamento nazionale Cdb Italiane

Roma, 4 e 5 maggio 2019

VERBALE

Nei giorni 4 e 5 maggio il collegamento nazionale CdB si è riunito a Roma, nei locali della CdB di San Paolo, per definire la scelta del tema e del luogo in cui convocare il prossimo Incontro nazionale.

Erano presenti uomini e donne delle CdB di Roma San Paolo, Verona, Napoli Cassano, Firenze Isolotto, Pinerolo via Città di Gap, Pinerolo Viottoli, Piossasco, Bologna.

Dovevamo scegliere tra le due proposte che avevano avuto il maggior consenso dal precedente collegamento (Torino 9 e 10 febbraio 2019). Lo scambio di pensieri e parole è stato appassionato e ha portato alle seguenti decisioni:

Il seminario su “Tramonto del cristianesimo o tempo di rigenerazione?”, la cui proposta è stata compiutamente elaborata dalle CdB di Via Città di Gap e di Piossasco, è stato messo in calendario per il ponte dell’8 dicembre 2020. Avremo tempo per presentarlo.

Nel ponte dell’1-3 novembre di quest’anno siamo convocati e convocate per riflettere su temi legati al contesto politico ed ecclesiale in cui ci troviamo a vivere. Le motivazioni che sono state evidenziate, e che urgono alla nostra mente e al nostro cuore, sono diverse:

  1. La strumentalizzazione di Dio e dei simboli religiosi, in particolare della croce, per erigere muri contro chi è ritenuto/a invadere e insidiare la sedicente civiltà cristiana;
  2. La lotta per il potere interna alla gerarchia e alla chiesa cattolica, segnata dalla contraddizione inedita di due papi contemporanei, così diversi per indole e pensiero, e dagli opposti schieramenti di vescovi e cardinali;
  3. La pedofilia e la misoginia, fino agli estremi della violenza sessuale, praticate all’interno delle comunità religiose da chi predica l’amore;
  4. Lo sconcerto e l’insicurezza sofferta da chi annaspa in una realtà quotidiana che è diventata invivibile e angosciante.

Abbiamo bisogno di cercare e trovare indicazioni per una prospettiva di vita più coerente con il messaggio evangelico di Gesù. In questo senso è da intendere la locuzione “politica prima”, che ci è stata donata dalle donne del pensiero della differenza.

E’ la politica che mette al primo posto e al centro le relazioni, tra uomini e donne e tra esseri umani e tutte le altre creature, nella convinzione che la vita è possibile solo se ci sono armonia e relazioni d’amore tra loro.

L’invito che abbiamo condiviso, e che rivolgiamo a tutte le Cdb italiane, è a lanciare un messaggio chiaro, forte e comprensibile: dobbiamo saper disobbedire alle istituzioni politiche e a quelle religiose, per evidenziare i barlumi di speranza che fioriscono intorno a noi, partecipando con convinzione e attivamente alle iniziative che più ci appaiono coerenti con i valori evangelici, ai quali dobbiamo riconoscimento e obbedienza.

Venendo alla proposta concreta:

  1. Titolo dell’incontro. Due sono le proposte tra cui dobbiamo rapidamente fare la nostra scelta:
  • “Ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini (Atti 5,29)”
  • “Vangelo e Costituzione oggi” (perchè noi stiamo in Italia e dobbiamo disobbedire alle leggi che contraddicono questi due caposaldi valoriali).
  1. Il sottotitolo è identico: “Credenti disobbedienti nella Chiesa e nella società”.

Le comunità sono invitate ad esprimere rapidamente la propria preferenza sul titolo, con la serenità di chi è consapevole che non si tratta di uno scontro di civiltà…

  1. Alle relazioni introduttive affidiamo l’approfondimento di 3 temi, nel pomeriggio dell’1° novembre:
  • La legalità è un valore assoluto? La disobbedienza civile come pratica di obbedienza all’insegnamento di Gesù. Proposte di relatori: Elvio Fassone, Gustavo Zagrebelski, Roberto Natale, Mimmo Lucano…
  • Credenti disobbedienti alle incoerenze, contraddizioni e violenze nella Chiesa, nelle Chiese – Antonietta Potente e Paola Cavallari
  • Credenti disobbedienti nella società: le nostre pratiche possibili di disobbedienza – Tonino Perna, Marco Deriu…
  1. I laboratori occuperanno buona parte della giornata di sabato 2 e saranno spazi di approfondimento e scambio di racconti, pratiche, proposte… sui temi delle tre relazioni introduttive. Le CdB si candidino a prendersi cura di un laboratorio e ce lo comunichino appena possibile. In base al numero di partecipanti i laboratori potrebbero essere due per ogni tema…
  2. Vorremmo poi dedicare un tempo adeguato nel pomeriggio di sabato per ascoltare chi ci può parlare dell’Amazzonia e dell’Assemblea dei Popoli Indigeni, che stanno mettendo l’Occidente imperialista e prepotente di fronte alle proprie responsabilità. Speriamo di poter avere con noi Marcelo Barros o José M. Vigil o Maria Soave Buscemi.
  3. Dobbiamo ancora individuare città e albergo: da questa scelta dipenderà anche a quale Cdb locale affidare la preparazione dell’Eucaristia di domenica 3 novembre.
  4. Su proposta di Marcello Vigli, il collegamento ha chiesto a lui, Franco Barbero e Luigi Sandri di preparare una breve presa di posizione delle CdB italiane sullo scontro di potere in atto all’interno della gerarchia cattolica, contrario allo spirito evangelico del “Per voi, però, non sia così!”. (Il testo, giuntoci da Stefano, è già stato redatto e ve lo alleghiamo; nei prossimi giorni la segreteria lo diffonderà alle agenzie e alle testate di stampa, oltre che inviarlo all’indirizzario delle CdB e a pubblicarlo su cdbitalia.it e sulla pagina Facebook).

 Sullo stesso tema e su altri (Migranti respinti/e, Violenza sulle donne…) abbiamo proposto che vengano preparati dei documenti da presentare per l’approvazione all’Incontro di novembre, in modo che vengano diffusi dalle CdB italiane.

  1. Approfittiamo di questo verbale per mandare alla CdB del Cassano di Napoli abbracci e auguri affettuosi e riconoscenti per i loro 50 anni di cammino insieme a noi e a tutte le donne e gli uomini del mondo che sono disobbedienti alle istituzioni per essere obbedienti e fedeli a Gesù e alla universale legge dell’amore e invitiamo tutti e tutte a partecipare all’incontro che hanno organizzato nei giorni 8 e 9 giugno prossimi per questo loro 50° anniversario: http://www.cdbcassano.it/2019/04/24/50-anniversario-della-comunita-cristiana-di-base-del-cassano/

 

Verbale a cura di Memo e Beppe per la segreteria tecnica

 

Pinerolo, 10 maggio 2019

Collegamento Nazionale CdB Gennaio 2019

Verbale collegamento cdb Gennaio 2019 -Torino

I 10 ANNI DELLA CHIESA DI GESÙ REDENTORE

(Gazzetta di Modena 9-Settembre-2018)

 La parrocchia del Redentore al Villaggio Giardino domenica 9 settembre 2018 festeggia i dieci anni dell’inaugurazione della chiesa. “La nostra chiesa compie 10 anni” è la sigla della Sagra.

La grande struttura progettata dall’architetto Mauro Galantino voluta dal vescovo Benito Cocchi e dal parroco don Marco Pongiluppi fu consacrata il 4 maggio del 2008. Dopo la guerra con la nascita delle seconde periferie i vescovi costruirono nuove chiese: San Pio X, La Pellegrina, Santa Rita, La BVA, Santa Teresa, San Lazzaro, San Giovanni… San Faustino e La Madonnina; proprio dalle loro costole nacque la chiesetta del Villaggio Artigiano in via E. Po nel 1965. Era dedicata a San Giuseppe Artigiano perché piantata in mezzo al nuovo villaggio operaio voluto dal sindaco Corassori. Il primo parroco fu don Armando Covili. Nel 1969 dopo un‘interregno di don Antonio Mantovani la parrocchia  fu affidata da Mons Amici ad una comunità di due preti e un laico: don Beppe Manni, don Gianni Ferrari e Franco Richeldi. Nel 1976 uscirono per fondare la comunità di Base del villaggio Artigiano. Per sei mesi resse la parrocchia Padre Alberto Garau un collaboratore gesuita. I parroci che seguirono furono don Nino Ansaloni, don Maurizio Setti, don Gaetano Popoli. La parrocchia era molto grande: confinava con San Faustino, la BVA, Cognento e Santa Rita. Crescevano le abitazioni:  nel Villaggio Zeta e nel Villaggio Giardino. Furono create altre due Parrocchie San Paolo, e la Beata Vergine Immacolata, in via Cannizzaro che ebbe tre parroci don Santino Boncompagni, don Luciano Benassi e infine don Marco Pongiluppi. Negli anni 90 si cominciò a pensare all’unificazione del Villaggio Giardino e Artigiano. La fusione non fu indolore. Alla fine per volere del Vescovo nacque la nuova Parrocchia di Gesù Redentore nel 2001. Era parroco don Marco Pongiluppi. Dal 2016 anni regge la parrocchia don Fabio Bellentani.

La ‘Chiesa’ del Redentore ha una struttura nuova e può suscitare qualche perplessità. Ma ricordiamo che le chiese nei secoli hanno sempre riposto alla spiritualità del tempo.

Il Duomo costruito nel 1100, è simbolo dell’ identità cittadina non solo religiosa ma anche civile. San Bartolomeo nel 1600 esprime nella barocca monumentalità della architettura, delle sculture e degli affreschi, la vittoria della chiesa cattolica sul protestantesimo. San Barnaba piena di statue e quadri devozionali, significa la “pietas” dei cristiani del 1700.

Le chiese parrocchiali costruite dopo il Concilio tolgono altari laterali e statue e proiettano l’attenzione sulla mensa eucaristica rivolta ai fedeli. Oggi in una città come Modena, laica e disincantata, aveva forse bisogno di altri segni facilmente leggibili. L’ampio sagrato della Chiesa del Villaggio è uno spazio di incontro offerto alla comunità e alla città. Nell’aula risalta immediatamente la centralità dell’altare. Di fronte, il grande ‘ambone’ indica l’importanza della “Parola di Dio”. Poi il Fonte Battesimale con acqua corrente e il Giardino degli ulivi. Vicino alla chiesa, le aule e le sale della catechesi. E poi la Casa della Carità. Il servizio volontario per i cittadini più deboli, è un segno trasparente e comprensibile per l’uomo di oggi.

“Il decennale della chiesa, commenta il Parroco don Fabio, è un momento prezioso per fare memoria della nostra storia e delle persone che sono il cuore della comunità e per riscoprire il ruolo e la missione della chiesa oggi a Modena. La nostra comunità vive all’insegna della corresponsabilità non solo per la gestione delle strutture parrocchiali, ma della vita della comunità, nell’evangelizzazione, nella liturgia nella solidarietà. L’attenzione e il servizio alle persone che vivono nel territorio sono possibili perché laici e laiche se ne prendono cura con passione e intelligenza. Credo che questa sia la cifra più evidente per leggere la parrocchia, e anche il nodo su cui continuare a lavorare e a crescere nel rispetto vicendevole e nella cordialità dei rapporti”.

 

All’articolo apparso sula Gazzetta di oggi aggiungo alcune notizie storiche e prospettive possibili per un futuro immediato, che ho omesso sia per ragioni di lunghezza che di opportunità giornalistica.

1 – L’accorpamento delle due parrocchie Villaggio Artigiano e Beata Vergine Immacolata non fu voluta dai parrocchiani, né dai cittadini. Ci sono state contrapposizioni dure e sofferenze inascoltate. Le due comunità erano cresciute con una loro particolare fisionomia (amicizie, tradizioni, ruoli e sensibilità) che rischiò di andare perduta. Specialmente l’anima dell’Artigiano che aveva mantenuto alcune caratteristiche innovative ereditate dalle sperimentazioni degli anni 70.

2 – L’unione di parrocchie che ancora si sta facendo in diocesi, ha una ragione organizzativa (pochi preti, paesi quasi disabitati specialmente in montagna, funzionalità amministrativa ecc) ma rischia di schiacciare e cancellare le piccole comunità e di sguarnire territori che rimangono isolati. Al Villaggio Artigiano la cancellazione della parrocchie e addirittura l’abbattimento per ragioni economiche della chiesetta di via Emilio Po, eliminò l’ultimo riferimento sociale del territorio ora desertificato. Non è stata nemmeno costruita come promesso un’edicola religiosa in ricordo o a memoria…

3 – La struttura della struttura del Redentore come ho sempre sostenuto, è stata costruita secondo i dettami di una fede conciliare e moderna. Le numerose critiche sono spesso dettate da una “ignorantia fidei” del cattolico medio legato alla sua religiosità infantile fatta di statue, candele, altari e liturgie consolatorie. Altro discorso l’eccessiva e mastodontica grandezza degli edifici costruiti in un momento di vacche grasse e volute da una mentalità trionfalistica dell’allora vicario Verucchi (e non solo) e della disponibilità buona finanziaria legata a fondi elargiti in occasione del Giubileo del 2000. Oggi si fa fatica a gestire la struttura e a mantenere il costo della gestione e manutenzione.

4 – Sembra che nel 2000 si privilegiano struttura più leggere e duttili spendibili per diverse iniziative sul territorio come sono le ultime chiese di san Lazzaro e Regina Pacis e prima ancora Santa Rita.

5 – Ma. Il futuro ci aspetta al varco. La parrocchia non può rispondere ai bisogni del territorio (sport, cultura scuole) come hanno fatto le vecchie parrocchie e come purtroppo a mio avviso stanno continuando a fare molte chiese. Un esempio per tutti la Parrocchia di Formigine con ricreatori, oratori, campi sportivi, squadre sportive…che accentrano tutti gli aspetti della vita sociale del paese rubando o contrapponendosi al Comune con il quale si collabora solo per non sovrapporre alcune iniziative. L’organizzazione assorbe preziose energie che andrebbero spese per la cura pastorale l’evangelizzazione (cura dei gruppi, incontro con le persone in casa e sulla strada..). La comunità cristiana è chiamata ad altre cose.

6 – Ma lo snellimento, la povertà delle strutture e la collaborazione dei cosiddetti laici non è ancora la soluzione. Al Giardino ad esempio potrebbero nascere almeno quattro piccole comunità fuori porta: all’artigiano in via N. Biondo; in Via Cannizzaro dove c’era la vecchia parrocchia. In via Euclide nei nuovi insediamenti e in un locale dell’attuale parrocchia. In salette piccole, con un ’pastore’ che non sia il parroco. Coloro che lo desiderano si trovano la domenica mattina o il sabato pomeriggio; fanno la lettura e il commento, pregano e poi parlano del territorio delle necessità specialmente delle persone sole e dei malati. Si prendono impegni. Sono autonomi non si impone loro l’obbligo della messa domenicale (Cfr Atti capitolo 15 quando a Gerusalemme gli apostoli decidono di differenziare le comunità dei credenti: per i nuovi battezzati non viene richiesto di caricarsi di tutte le liturgie e obblighi della sinagoga). Un coordinamento leggero ‘territoriale’, può essere tenuto dal parroco o da qualcun altro…Questa modalità sarebbe spendibile per molte altre  realtà cittadine e provinciali.

CHE NE DITE?

Beppe Manni

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