Incontri col vescovo

Ciao Beppe, ciao a tutti,
grazie per il verbale, precisissimo, e soprattutto per le occasioni di
incontro, dialogo e confronto.
Un caro saluto e un augurio a tutti di buona estate!
don Erio

Il 22/06/18, Beppe Manni <manni.beppe@gmail.com> ha scritto:
Cari amici e amiche vi mando alcuni appunti su due “avvenimenti”.

*I - Pranzo Teologico dal Vescovo*

Martedì 13 abbiamo incontrato il vescovo a pranzo per una merenda di
lavoro. Lo aveva chiesto don Erio per parlare con un gruppo ristretto e
allargato (oltre la comunità) di tematiche a lui care.

Erano presenti: Beppe Manni, Chiara Scorzoni, Corinto Corsi, Franco
Richeldi, Luciano Guerzoni, Paola Cigarini, don Paolo Boschini, Pier
Vincenzi, Sandro Desco, Sandro Vesce. Bepi Campana non era presente e aveva
mandato una sua riflessione che allego di nuovo.

Clima cordiale. Cerco di fare un rendiconto senz’altro parziale. Chiedo di
integrarlo con aggiunte e aggiustamenti. Specialmente aspetto un resoconto
più dettagliato dell’intervento di Paolo Boschini, che mi è sembrato
importante per la prospettiva che ha aperto e proposto per la Comuità del
Villaggio

*Sandro D* introduce e coordina. *Franco* chiede al vescovo che cosa è
emerso dalla tre giorni pastorale e in che modo la nostra comunità puo’
inserirsi in questo piano. *Vescovo*: Il progetto 2.0 per le parrocchie
continua il 1.0 del’anno scorso. Per il prossimo anno le proposte di
riflessione e pastorali saranno 4: Migrazioni; Sport e Oratorio;
Lavoro. *Sandro
D.:* Nelle nostre riflessioni è emersa l’importanza della preparazione che
devono avere i catechisti nelle parrocchie, per non fermarsi solo
all’aspetto “socializzante” dei ragazzi. *Beppe*: tre sono gli ambiti nei
quali noi possiamo dare qualche suggerimento: nella nostra Comunità
sperimentiamo una certa uguaglianza e  democrazia (uomo donna ecc) non
essendoci sacerdoti né la gestione diretta dei sacramenti; la Comunità ha
una lunga esperienza di letture bibliche condivise; abbiamo sperimentato
l’importanza della piccola comnità-gruppo che potrebbe aiutare la
parrocchia ad essere presente  nelle varie zone del territorio. *Corinto*:
I documenti del Vescovo dovrebbero rispondere alle domande della gente
specialmente chiedere a loro i racconti di esperienze. Oggi si parla di
tramonto di un regime di cristianità come dice Bepi nella sua riflessione,
io parlerei piuttosto d attraversamento della cristianità.* Chiara*: Da
alcuni anni partecipo alla Comunità del Villaggio; ho scoperto un modo
nuovo di leggere la Parola e la Bibbia e ho acquisito nuove motivazioni
profonde per il mio impegno sociale. Le donne sono capaci di costruire una
relazione tra azione e pensiero nel proprio ambiente di lavoro, cambiando i
ruoli di potere.  *Don paolo*: qual è la collocazione politica del
Villaggio? Lo chiedo perché oggi siamo di fronte a una nuova emergenza con
il ritorno di “Mussolini” e delle destre. Necessità di un nuovo impegno.
*Paola
insieme a Beppe* - sulla storia e l’evoluzione dell’impegno politico nella
Counità: la lettura della Bibbia ci ha portato a coniugare l’ascolto, la
preghiera e l’impegno in prima persona e come comunità nella sinistra
(molti di noi hanno accettato impegni diretti ad esempio in consigli di
quartiere, consigli comunali, sindacato, sindaco ecc), non come cristiani
ma in modo diretto anche se espressione della Comunità. Poi l’impegno è
stato più personale o di piccoli gruppi (Carcere, Comitati di Quartiere,
Pace, ecumenismo, Scuola di Quartere ecc.). Per essere dentro ai problemi e
vicino alla gente, con modalità sempre nuove. Le donne partono dal loro
vissuto per creare relazioni nuove (Paola). *Luciano*: Quello che avete
fatto sul territorio è un lavoro molto importante a livello politico.
Esprime posizioni legate al Vangelo. Oggi più che superamento della
cristianità dobbiamo parlare di cambiamento antropologico. Si deve tornare
all’annuncio del vangelo. La comunità può aiutare a comprendere questa
nuova situazione: i giovani ad esempio vivono in una nuova era scientifica
e tecnologica che non prevede l’intervento di Dio. E’ una nuova “cosmogonia”.
*Sandro* V.:Voglio ricordare un importante libro che purtroppo non si trova
più ”Il grande codice” di Frye sui nuovi linguaggi. *Sandro* D. Il Papa,
molti vescovi e giornali cattolici come Avvenire e Famiglia Cristiana si
sono espressi  per lo ius soli e poi per l’accoglienza dei profughi. A lato
pratico come hanno dimostrato i risultati delle elezioni molti cattolici
hanno espresso un altro modo di pensare, filoleghista.         *Pier:*
ritornando al ruolo delle donne nella chiesa, sembra che la donna nella
chiesa del primo secolo fosse importante quando la chiesa era ancora
“domestica” e la comunità si incontrava nelle case; poi con l’emergere del
clero e dei vescovi si è affermata una chiesa patriarcale e maschile che ha
tagliato fuori le donne. *Don Paolo*: Dobbiamo saper leggere i segni dei
tempi, ci sono segni nuovi. Anche la Comunità del Villaggio può rientrare a
pieno titolo nella chiesa diocesana; costruire insieme un luogo di
riflessione diocesano, in modo particolare su un nuovo impegno tra fede e
politica in un momento di insorgenza fascista. Mussolini è all’orizzonte,
necessita un risveglio dell’anima con nuove pratiche di confronto. Propongo
un gruppo di lavoro stabile… *Vescovo* – E’ importante e prezioso il ruolo
della comunità di base con l’apporto di punti di vista e modi diversi di
pensare. Chiedo suggerimenti per le prossime lettere pastorali e
specialmente per i programmi pastorali della diocesi.


*II - Domenica 17 giugno **alle ore 11  nel giardino di Sandro e Maurizia
abbiamo fatto la Festa della Comunità. *E’ ormai tradizione della Comunità
ricordare quando a metà giugno del 1976, siamo ufficialmente usciti dalla
struttura-parrocchiale del Villaggio Artigiano e abbiamo camminato in
quartiere tra la gente. Siamo usciti in 100: l’unica cosa che abbiamo preso
con noi oltre a cento amici è stato il nome  “Comunità Cristiana di base
del villaggio Artigiano”.

*Sandro* ha presieduto la liturgia, *don Erio*, vescovo, ha fatto l’omelia.
Le letture parlavano del Regno e delle sue parabole: il Regno di Dio è
simile al piccolo seme di senape... Gesù non parla di sé, di chiesa o di
sacramenti; il centro della sua predicazione è il Regno. La sua è la
predicazione di un profeta che si trova in mezzo tra potere politico e
religioso. Il profeta è il terzo incomodo che parla della logica di Dio. Il
Regno non è un esercito ma un piccolo seme nascosto nella terra, è un
ramoscello che nasce dal grande cedro (I lett), è una  radice sotterranea
che attende di nascere e diventare albero per portare molto frutto: è la
logica del Magnificat dove i piccoli e gli scartati saranno al primo posto.
Dobbiamo partire da sottoterra per andare in alto dove saremo giudicati
dalla carità.

*Erano presenti* anche la Lidia, la Tiziana e l’Elisa che si muovono con
difficoltà dalle loro case. Abbiamo ricordato nella preghiera gli assenti
per malattia, per vacanze o impegni diversi: Vittorino, Giorgio Domenicali,
Giorgio e e Rossella, Paola Gatti, Renata, Donata e Mauro, Chiara e Luigi,
Morena ed Elisa, Ursula ecc.
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10°-13° settimana 2018

 CAMMINIAMO VERSO LA PASQUA

 

 PROPOSTE  E  APPUNTAMENTI  PER  LA COMUNITÀ  DEL  VILLAGGIO  E PER  GLI  AMICI

–      Domenica 11 Marzo alle ore 11, liturgia della IV domenica di Quaresima. Gianni Zagni commenterà le letture della domenica.

–      Lunedì 19 Marzo alle ore 20,30 don Giacomo Violi nel suo primo incontro, introduce la lettura al Vangelo di Marco, proposto dalla liturgia dell’anno B. Ci troviamo nella SALA di COMUNITA’ in piazza G. Rossa. Chi può si porti la Bibbia. Chi non lo ha ancora fatto è pregato di leggere o almeno “riguardare” il Vangelo di Marco.                                                         Avvisate gli amici interessati.

–      Domenica 25 Marzo alle ore 10 preghiera e riflessione sulla Pasqua.     Alle ore 11 LITURGIA DELLE PALME. Sono invitati anche i bambini della comunità.

–      Settimana Santa: Giovedì e Venerdì Santo preghiera liturgica alle ore 21

–      Sabato 31 Marzo alle ore 22 liturgia pasquale nella chiesa campestre di Pier ed Enrica.

–      Domenica 18 Marzo alle ore 18,30 nella sala della parrocchia di Baggiovara Incontro Gruppo lavoratori. Ore 18 Liturgia della cena del Signore. Poi scambio informazioni sul dopo Vezza.

 

Collegamento nazionale CdB di Roma 3-4 Febbraio 2018

per la visione del VERBALE clicca:

—> verbale_collegamentocdb_3-4febbraio

9° settimana 2018

  • – Martedì 27 Febbraio alle ore 20.30 si terrà, presso la Sala Truffaut in Via degli Adelardi 4, l’iniziativa “Dimmi chi sono”, un evento in cui gli alunni stranieri della scuola di italiano gestita dai volontari dell’Associazione “Insieme in quartiere per la città”, porteranno alla cittadinanza un assaggio del percorso laboratoriale realizzato con l’attore Fabio Ghidoni.
    Successivamente, alle ore 21.00, verrà proiettato il film di Jonas Carpignano “Mediterranea”, destinatario di numerosi riconoscimenti tra cui il Premio Lux alla Biennale di Venezia.
    A seguire, un dibattito sui temi proposti dal film che sarà occasione di dialogo
  • Mercoledì 28 febbraio I MERCOLEDI’ DEL VILLAGGIO dalle ore 18, in via M. Curie, parliamo di elezioni coordina Claudio Malagoli e Sandro Pompei. Scambio di idee.

8° settimana 2018

Domenica  alle ore 9,50 incontro quaresimale di letture, riflessioni, preghiera
– Durante la Quaresima suggerisco la lettura continua del vangelo di Marco: un brano tutti i giorni accompagnato dalla lettura di un salmo
– Infatti il 19 marzo lunedì sera alle 20,30 don Violi ci farà l’INTRODUZIONE AL VANGELO DI MARCO (Dopo pasqua seguirà un secondo incontro)
Mercoledì 28 febbraio I MERCOLEDI’ DEL VILLAGGIO dalle ore 18 parliamo di elezioni coordina Claudio Malagoli e Sandro Pompei. Scambio di idee.
–  Venerdì 23 in arcivescovado con il vescovo e  Alessandro ferrari del “Gruppo di studio sull’Islam” per parlare di Cristianesimo e Islam. So che abbiamo tutti impegni se però tra di noi qualcuna o qualcuno è interessato potremmo impegnarci a costruire un rapporto continuativo su queste importanti  e delicate problematiche

5° settimana del 2018

– Giovedì  1 febbraio dalle ore 16,30 alle ore 18, incontro del gruppo per la preparazione della liturgia domenicale nella saletta piccola in via Curie. I’incontro è aperto a tutti quelli che vogliono partecipare.

– Sabato 3 Febbraio alle ore 18 la Comunità incontra il vescovo don Erio
Nell’ultimo incontro ci aveva chiesto di parlare con lui della sua ultima lettera pastorale sulla parrocchia. Ci siamo confrontati sul documento per due domeniche mattina prima della liturgia.

Sono emersi alcuni punti chiave che noi riteniamo importanti:

  • A) Ci sembra che la parrocchia non riesca a fare un catechismo capace di interessare i giovani dopo la “chiesa dell’obbligo” la Cresima. Ma che non abbia comunque trovato un linguaggio adatto per coloro che si rivolgono alla chiesa anche per una certa impreparazione dei preti e dei catechisti.
  • B) Pensiamo che la Parrocchia debba strutturarsi in comunità più piccole per favorire la conoscenza e il dialogo.
  • C) Nella lettera pastorale non si è sufficientemente parlato della importanza della donna nella chiesa e nella parrocchia.
  • D) E’ stato osservato che quando si parla di accoglienza degli immigrati sembra emergere un approccio piuttosto assistenziale. (P.S. La risposta potrebbe essere espressa nella lettera alla città del Vescovo per San Geminano allegata).
    Lettera vescovo 31 1 18
  • E) Nella parrocchia è necessario una maggiore partecipazione di tutte le componenti della comunità: ‘laici’, uomini, donne, prete, consiglio pastorale, volontari ecc..

Le nostre osservazioni-domande, sono in parte espressione della lunga esperienza della nostra comunità, dove ognuno parla liberamente senza il controllo e il giudizio del “prete”. Donne e uomini presiedono alla liturgie. Dove grande importanza ha la preghiera domenicale con il commento della Parole e le preghiere collettive e personali.

Sandro Desco che presiederà all’incontro, chiede di preparare possibili riflessioni per iscritto a mò di domande per invitare don Erio a dare delle risposte. Il tempo a disposizione è piuttosto breve quindi si chiedono interventi brevi e l’attenzione a lasciare parlare anche altri. Per l’importanza dell’incontro siete pregati di intervenir tutti.

Alle ore 20 seguirà uno spuntino con pizza.

 

Ricordiamo che Venerdì 2 febbraio 2018 alle ore 21 alla Palazzina Pucci Largo Pucci 40

Cinquant’anni dopo: Chiara Cruciati e Michele Giorgio (presentazione del libro), parleranno dei territori palestinesi occupati e il fallimento della soluzione dei due stati.  (Nexus, Mo e Jenin, Pax Christi, Obverseas, gruppi ai quali amici della comunità partecipano).

PRETE IN UNA COMUNITA’ DI BASE dalla CdB Viottoli di Pinerolo (TO)

“Prete e comunità”: chiariamo subito che noi non parleremo di comunità in senso universale (comunità parrocchiali, religiose, e quant’altre), ma, partendo da noi e dalla nostra esperienza personale, desideriamo parlare di una “comunità di base”, quella in cui viviamo la nostra fede dal suo inizio, dalla notte di Natale del 1973. Siamo coscienti di questo orizzonte limitato, ma di parrocchie non abbiamo più esperienza da allora: altri e altre ne parleranno.

Parlare di preti, poi, non è facile, perché ognuno/a, partendo da sé, parte dalla propria esperienza di relazioni non con “i preti”, ma con “un” prete, “quel” prete, che tanti/e conoscono e con il quale hanno avuto o hanno una relazione diversa dalla tua, per cui non si riconosceranno nel tuo racconto. Pensiamo, in particolare nel nostro caso, alle amiche e agli amici che lo hanno sostenuto e seguito nella sua scelta e con cui restiamo in relazione di amicizia affettuosa. E, poi, a tutte quelle persone che non si interrogano sul senso umano ed evangelico del paradigma “pastore/gregge”: lo accettano come il sole che sorge ogni mattina. E’ chiaro che siamo tutti/e diversi/e, anche nelle forme delle nostre relazioni, comprese quelle nei confronti della stessa persona.

Allora, o non ne parliamo o corriamo coscientemente il rischio di attirarci critiche, anche aspre, anche cattive… Abbiamo ben presente a cos’è andata incontro Mira Furlani dando alle stampe la sua narrazione della nascita della CdB dell’Isolotto a Firenze e, in particolare, della sua relazione con Enzo Mazzi, “don” Enzo Mazzi. Per chi non l’avesse ancora letto, il libro si intitola “Le donne e il prete. L’Isolotto raccontato da lei”, ed. Gabrielli 2016.

(Beppe) – Un’altra donna…

La mia gamba sinistra era aumentata di circonferenza in maniera misteriosa e preoccupante… Una catena di consulenti mi ha fatto arrivare a casa di Assunta, esperta di massaggi, compreso quello linfodrenante di cui avevo bisogno io. Fin dalla prima seduta Assunta mescola massaggi e parole: “Io condivido la scuola di pensiero secondo cui la linfa è la sede delle emozioni. Se i tuoi nodi linfatici si sono inceppati, è probabile che vogliano dirti che hai qualche nodo emotivo da sciogliere…”. E’ un lampo! Sì, un nodo da sciogliere ce l’ho, bello grosso, e adesso, con lei, lo riconosco e lo nomino. Le racconto la delusione e la rabbia che mi porto dentro da quando “don” Franco Barbero ha lasciato la comunità di base, che avevamo collaborato a costruire insieme, per fondarne un’altra, sempre a Pinerolo, senza darci spiegazioni soddisfacenti. E, mentre parlavo, mi sono sentito invaso da un’emozione dolce, piacevole: sentivo sciogliersi quella rabbia, quel risentimento, grazie a lei. Poi ho anche trovato le parole adeguate per formulare questa nuova consapevolezza: ho scelto di rispettare la sua libertà di deludere il mio desiderio. Mi sembra di aver fatto un piccolo passo avanti sulla strada della convivialità e del rispetto delle differenze…

Però i problemi rimangono ed è utile nominarli e analizzarli, con il desiderio di confrontarli con altri e altre che li riconoscano come propri. Specialmente dopo aver letto il libro di Mira Furlani penso che di queste questioni sia bene parlare senza aspettare che i preti siano morti. Aspettare che siano morti significa non aver fiducia nella possibilità di un loro cambiamento, significa rassegnarsi a subire il modello di comunità da loro incarnato, significa non aver fiducia nelle possibilità trasformative del dialogo tra persone sincere… L’altra scelta è andarsene, lasciando perdere fede, Bibbia, teologia, comunità… l’hanno fatta in tanti e tante. E’ bene parlarne, invece, perché sono questioni che non riguardano solo il singolo, ma l’intera categoria, la casta, e le forme delle loro relazioni con le persone delle comunità in cui vivono e praticano il ministero. Siamo convinti/e che parlarne faccia solo bene, perché non abbiamo strumenti più pacifici e pontefici delle parole, dello scambio di pensieri e di esperienze di conversione/cambiamento.

(Beppe e Carla) – Senza prete le comunità muoiono…

Questa è una tesi intorno alla quale il dibattito è infinito. Purtroppo ci sono tante esperienze che la suffragano: siamo pur sempre in ambito religioso cattolico e nessuna comunità di base – che noi sappiamo – è nata se non per iniziativa o intorno a un prete, e alcune di esse, quando il prete è stato allontanato dal vescovo (erano cdb in ambito parrocchiale) o è morto, quelle comunità sono scomparse, si sono sciolte… Anche la nostra è nata quando il nostro desiderio di libertà dai vincoli parrocchiali si è incontrato con la proposta di Franco Barbero di dar vita anche a Pinerolo a una cdb. Ma abbiamo continuato serenamente la nostra vita di comunità anche dopo che il suo “presbitero” è stato ridotto allo stato laicale da “san” Giovanni Paolo II.

Siamo però consapevoli, da molto tempo, che se l’animazione praticata dal prete non è finalizzata a formare uomini e donne “adulti/e”, come si è sempre detto e scritto, liberi/e e consapevoli della propria libertà anche nella vita di fede, capaci anche di dar vita a comunità e di animarle… queste moriranno con lui. L’esperienza ci dice che, salvo rare e preziose eccezioni, anche in cdb i preti tendono a voler essere riconosciuti come pastori di un gregge (il loro ruolo istituzionale), centro indispensabile attorno a cui si riunisce la comunità. Quando questo riconoscimento viene a mancare, perché nasce e cresce la consapevolezza che essere comunità “di base” significa abbandonare ogni forma gerarchica, imparare a stare tutte e tutti “in cerchio senza centro” – e senza nessun posto fisso per nessuno/a neppure nel perimetro del cerchio – il prete o si interroga e si “converte”, cambia, o se ne va in un’altra comunità che lo riconosca come proprio pastore.

Cambiare si può

(Beppe) Noi gli chiedevamo di cambiare, di diventare “uno di noi”, continuando a mettere a servizio della comunità i suoi talenti e le sue competenze, che abbiamo sempre riconosciuto con gratitudine, approfittandone a piene mani. Ma lui ci diceva: “Lasciatemi fare il prete; sono solo capace di fare il prete…”. Questo, per me, è un nodo importante. E’ come se ci dicesse: “Non voglio cambiare”. Come se ci fosse un modo solo di fare il prete, quello che in seminario mi era stato illustrato con definitiva chiarezza: “Noi non abbiamo niente da imparare dagli altri… noi dobbiamo insegnare!”. Per chi ha interiorizzato questo modello sembra davvero difficile scegliere la strada del cambiamento. Che resta una scelta possibile a chiunque, purché ne sia consapevole e scelga di praticarla. Credo che il “gruppo di autocoscienza maschile” sarebbe stato anche per lui un aiuto prezioso.

(Carla e Beppe) I problemi erano legati soprattutto alle forme diverse che cercavamo di dare alla nostra comunità. A mano a mano che abbiamo scelto di abbandonare la delega (che per anni – e per comodità – gli avevamo accordato – e che lui non ha mai rifiutato), ci siamo dovuti/e confrontare con la sua indisponibilità a vivere in una comunità davvero “di base”, tutti e tutte in cerchio alla pari, mettendo ciascuno e ciascuna i propri talenti e le proprie competenze a servizio della comunità.

Ripensandoci “a bocce ferme”, l’errore originario è stato probabilmente quello di chiedergli di continuare a fare il prete a tempo pieno, invece di cercarsi un lavoro come tutti e tutte noi… Saremmo diventati/e più facilmente un “cerchio di uomini e donne alla pari”. Ma lui era prete e voleva restare tale, mentre noi questa maturazione l’abbiamo compiuta negli anni. E così la comunità di base è rimasta sostanzialmente una parrocchia, in cui il prete non si chiamava parroco, ma era lui che si occupava praticamente di tutto, coadiuvato da un “servizio di direzione” che ha funzionato bene finché le sue e le nostre proposte non sono entrate in conflitto, finché non abbiamo cominciato a parlare della necessità di passare da una pastorale “individuale” – del prete, l’unica persona che potesse incarnare quella pratica – a una pastorale “collettiva” della comunità, cercando di imparare, con il suo aiuto, a svolgere in gruppo, magari a rotazione, alcuni dei compiti che erano appannaggio esclusivo del prete, che mostrava di non voler cedere assolutamente quelle deleghe.

Ad esempio: lui ci aveva aiutati/e a superare a poco a poco pregiudizi e stereotipi e a entrare in relazione serena e libera con le persone omo e trans-sessuali, ma quando gli abbiamo proposto di coinvolgerci di più, come comunità, nella preparazione di quelle coppie al matrimonio, lui ci ha semplicemente comunicato che da quel momento avrebbe celebrato i matrimoni a Torino, in un’altra comunità disponibile. La giustificazione era che le coppie cercavano lui, non la comunità, e che sposi/e e famiglie volevano una cerimonia tradizionale, con il prete “vestito da corsa”, come lui definiva scherzosamente i paramenti liturgici che indossava per l’occasione. La loro motivazione era senz’altro legittima e comprensibile: volevano che il loro matrimonio apparisse legittimato alla pari di ogni altro celebrato in ogni altra chiesa…

Ma la comunità finiva per essere solo contorno, non protagonista di questa “rivoluzione”. A Franco però – non lo dichiarava apertamente, ma per noi era chiarissimo – era necessario “avere una comunità” per dare senso al suo ministero e, nello stesso tempo, essere credibile nei confronti di chi gli chiedeva di officiare un rito… Cominciavamo a provare insofferenza verso quel modello di “matrimonificio” (così lo chiamava un amico gay), che continuava ad affidare alla comunità il ruolo di “claque”, che prega, canta, batte le mani, fa gli auguri… mentre i protagonisti dell’azione (preparazione e celebrazione del matrimonio) sono solo loro: gli sposi e il prete. Più cresceva la nostra consapevolezza, più ci vedevamo come due entità distinte: noi e lui, il gregge e il pastore… Non eravamo ancora una vera comunità, e volevamo invece diventarlo, a poco a poco.

La libertà e l’autonomia, che cercavamo lasciando la parrocchia e la sua gerarchia, non vuole vincoli, se non quelli della reciprocità. Così abbiamo cominciato a sentirci e renderci liberi/e anche nei suoi confronti, a vivere in autonomia gruppi e iniziative in cui lui non si coinvolgeva – e che per lunghi tratti ha persino sottoposto a critiche anche aspre: il gruppo donne e la loro prima ricerca sulle teologie femministe, che è poi diventata un quaderno della rivista Viottoli dal titolo “Nel segno di Rut”; il gruppo di autocoscienza maschile, nato all’interno della cdb, ma che lui non voleva che venisse percepito come un gruppo della comunità, mentre per noi era sempre più chiaro che il cambiamento di vita, che ci chiede il Vangelo di Gesù, è una pratica sessuata, radicalmente diversa per gli uomini e per le donne; il “gruppo ricerca”, nato dal desiderio di alcuni e alcune di cercare risposte che il solo studio della Bibbia, per quanto ripetuto con impegno negli anni, non ci dava (abbiamo cominciato dalla domanda: cosa c’era prima dell’ebraismo, prima del monoteismo, prima del patriarcato?). Quello femminista è diventato il nostro paradigma preferito…

(Carla) Siamo alla fine degli anni ’80. Nella nostra comunità di uomini e donne, alcune di noi, grazie a percorsi e contatti con donne esterne alle Cdb, abbiamo dato vita a un “gruppo donne”, che ci ha permesso di far comunità tra noi, portatrici, nei luoghi misti, di una “misura” femminile sulle cose del mondo e della spiritualità. Anche a livello nazionale ha preso corpo un collegamento stabile tra le donne delle comunità di base ancora esistenti nelle città del centro-nord. Questo percorso separato ha avuto il merito di aprire in diverse occasioni il conflitto uomo-donna nei luoghi misti dei convegni, dei seminari, sulle riviste e sui siti delle comunità.

Riporto quanto abbiamo scritto Doranna ed io nella prefazione al libro Le donne e il prete di Mira Furlani: “L’inizio delle nostre storie si concentra attorno a figure carismatiche di preti progressisti e amanti del Vangelo. Uomini coerenti, che credevano fermamente, oltre che in Dio, nella giustizia, nella libertà e nell’uguaglianza tra i popoli e tra i sessi; sicuramente, anche ai nostri occhi, il meglio del genere maschile. Ma tra le donne e i preti, si sa, c’è qualcosa che attrae e qualcosa che respinge e in mezzo, probabilmente, una grande mancanza: quella di una insignificanza simbolica dovuta all’assenza di parole, tradizioni, pratiche femminili. Una nostra stimata e autorevole amica dice che noi donne siamo rivali dei preti nella capacità che abbiamo di parlare autorevolmente alle nostre simili. Siamo potenzialmente madri spirituali e simboliche, ma in questa relazione, non prevista nella nostra chiesa e nella nostra società, il maschile si mette di mezzo e fa ingombro. Nei nostri collegamenti nazionali di donne delle Cdb stiamo lavorando da trent’anni per sciogliere questi nodi”.

Moriranno le cdb?

(Carla e Beppe) Siamo consapevoli che “queste” CdB si estingueranno gradualmente, a mano a mano che moriremo noi che le abbiamo incarnate. I nostri figli e le nostre figlie quasi dovunque fanno altre scelte… molta gente le frequenta perché c’è “quel prete” carismatico, che è un piacere ascoltare e che sa prendersi a cuore i loro problemi… Ma quando non ci sarà più?  Crediamo che sia davvero ora di andare “oltre le religioni”. Le cdb hanno rappresentato un luogo di passaggio dalla religiosità tradizionale a una spiritualità consapevole e incarnata, ma – ce lo diciamo sempre più spesso, con convinzione – non ha futuro, dopo di noi, questa forma di comunità, fatta di studio biblico settimanale, di assemblea eucaristica almeno quindicinale, di ricerca teologica ispirata dal pensiero della differenza sessuale, di partecipazione coerente alla vita del movimento delle CdB, italiane ed europee…

Abbiamo gettato dei semi, in questi anni, e alcuni li vediamo germogliare. Il nostro futuro oltre noi lo vediamo ovunque si pratichi la convivialità delle differenze, a cominciare da quelle di genere e di orientamento sessuale, nei gruppi donne e nei gruppi uomini, nelle associazioni per “uscire dalle guerre” e “liberarci dalla violenza”, nelle lotte per la giustizia e la salvaguardia dei beni comuni, eccetera eccetera… Anche grazie a “quei preti” abbiamo imparato che il Vangelo di Gesù non ci invita a professare una fede secondo i dettami di una gerarchia maschile e maschilista, ma a praticare il grande comandamento dell’amore universale. Ognuno e ognuna “secondo il proprio genere”, che è personale, individuale – come ci ha suggerito Cosimo Scordato, prete all’Albergheria a Palermo: “Ogni persona ha il suo genere e la comunità deve aiutare ciascuno/a a diventare la persona che è incamminata ad essere”. Questo richiede libertà anche nelle relazioni reciproche: ognuno/a ricerchi, studi, preghi, pensi… con la propria testa e il proprio cuore, a partire da sé e rispettando la libertà di ogni altro/a; poi racconti con sincerità la propria esperienza e la propria verità.

La CdB è stata ed è, per noi, luogo speciale per questo apprendimento ed esercizio quotidiano di libertà. La nostra gratitudine va a tutti e tutte coloro che ci sono stati/e e ancora ci sono compagni/e di strada, a cominciare da Franco Barbero che da quel giorno ci ha aiutato a dare senso e direzione al nostro desiderio.

Carla Galetto e Beppe Pavan
Esodo n°4/2017 – www.esodo.net

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