FRANCESCO UN PATRONO CHE L’ITALIA NON MERITA

(pubblicato sulla gazzetta di Modena il 9 ottobre 2016)

Dal 1939 San Francesco è patrono di Italia. Il 4 ottobre si stava addirittura a casa da scuola.

Tutti amano Francesco perché è un santo buono e pacifico sottomesso e obbediente. Sull’onda dello ieratico e lezioso film di Zeffirelli, conosciamo un  Francesco che ama la natura, non contesta, vive sorridendo a tutti. Un santo che non inquieta e disturba. E andiamo cantando “Laudato sii” a visitare i luoghi francescani, che solo lontanamente ci ricordano l’autentico uomo di Assisi.

A proposito delle radici cristiane dell’Europa e di quelle cattoliche d’Italia se ripensiamo alla vita di Francesco suo patrono, ci accorgeremo che i valori nei quali il “Poverello” credeva non sono sempre presenti nella cultura cosiddetta cristiana.

Francesco prese alla lettera le parole di Gesù “Lascia tutto vieni e seguimi; non dovete avere oro nè argento, ma una sola tunica e vivere di quello che vi danno nel viaggio; se vuoi essere perfetto va vendi quello che hai e dallo ai poveri, poi vieni e seguimi”. Siamo più abituati a fondare dogmi e leggi morali su parole come “Tu sei Pietro e su questa pietra fonderò la chiesa ecc”, per giustificare il primato del Papa, oppure “Non divida l’uomo quello che Dio ha unito” per motivare l’indissolubilità del matrimonio.

Il povero di Assise non accettò mai donazioni e visse di elemosina e di lavoro. I frati (fratelli), vivevano in povertà e condivisione. Con la sua vita poverissima contestò le ricchezze e il potere dei ricchi e della chiesa, si sottomise a papa Innocenzo III, per salvare il suo movimento e per non finire massacrato come i Catari francesi nel 1210. Nel XIII secolo le città italiane erano divise in fazioni. Assalti, uccisioni, devastazioni, vendette. Francesco diverse volte in nome del perdono di Cristo si interpose tra soldati armati e li rappacificò. Predicando l’amore e la riconciliazione tra i nemici. Condannò l’usura. La tradizionale Marcia della Pace da Perugia ad Assisi con la sua denuncia delle guerre, del traffico delle armi e degli uomini ben si sposa con lo spirito di Francesco.

Baciò pubblicamente un lebbroso e con i suoi frati accolse i malati incurabili e i reietti dalla città.

Nel 1219 andò con pochi frati a Damietta durante la V crociata voluta dal Papa contro l’Islam. Voleva predicare il vangelo ai maomettani. il Sultano non lo “perseguitò” anzi  di fronte a questo uomo malvestito e disarmato, saggio e buono non lo trattò come nemico, lo accolse come un sapiente e lo voleva tenere con sè alla sua corte. Ma Francesco tornò in Italia. Inconsapevolmente ci indicava il possibile dialogo con l’Islam non fatto di crociate ma di dialogo e di rispetto reciproco.

Il Santo non ha parlato di ecologia perche in quel tempo non se ne sentiva la necessità, ma ci ha insegnato a vivere in armonia non solo con gli uomini  ma con tutte le creature: animali, piante, terra e acqua.

Morì a 44 anni malato e sconfitto da Frate Elia che ancora lui vivente, allentò lo stile di povertà estrema scelta dal maestro. Il suo ordine diventò assieme ai domenicani un centro di potere ricco e influente.

Io proporrei di toglierlo per ‘mancato adempimento del suo ruolo’ da santo patrono in un’Italia che non ha quasi niente dei valori del Santo. Penso che anche lui ne sarebbe contento.

 

Beppe Manni

9 ottobre 2016

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