VERBA VOLANT

Le parole volano

(Pubblicato Sulla Gazzetta di Modena il 2 ottobre 2016)

Al Festival della Filosofia si è parlato quest’anno di agonismo, agòn significa lotta. Nei titoli appaiono parole come antagonismo, lotta, conflitto, competizione sportiva, ma anche pace, non violenza e dialogo. Un maestro antico e invisibile sempre presente nella grande piazza di Modena è Platone l’uomo dei ”Dialoghi” e del dialogo. Dialogo vuol dire ascolto rispettoso, interrogativi reali, risposte pensose, ricerca comune. Il “Dialogo” avveniva durante un simposio a tavola, dove l’agapè, l’amicizia creava un clima di affetto e stima reciproca. Il Dialogo un genere letterario che ha continuato nella storia della nostra cultura: dall’umanesimo, al rinascimento, all’illuminismo è sopravvissuto perfino durante la controriforma. Galileo ne fu maestro. Anche allora era il tempo in cui i conflitti come oggi venivano risolti con la spada. Il duello, la battaglia e la guerra erano la feroce conclusione di contrapposizioni che non premiavano il migliore, la ragione e il bene del popolo, ma chi aveva un esercito più forte e una borsa d’oro più pesante. E’ più facile fare un urlo, dare un pugno che esprimere un parere.

Che il clima e il metodo dei nostri festival dove pianamente, pacatamente, con competenza i nostri maestri illustrano diversi punti di vista, raccontano pezzi di storia e presentano il pensiero filosofico dei grandi del passato, possa aiutarci a rinsavire, in un momento storico italiano confuso e contradditorio.

Ma se facciamo per un momento mente locale, le lezioni magistrali del Festival della Filosofia si avvicinano di più al Convivio di Dante scritto nel 1307, che al dialogo di Platone tanto citato in tutti questi anni al festival. Il Convivio è secondo Dante non un banchetto ma una mensa dei poveri, dove il ricco signore spezza il pane della scienza e la distribuisce al popolo ignorante che rispettoso ringrazia. Non a caso scrive questa opera in volgare, in italiano, e non in latino la lingua dei dotti. Ma il padre della lingua italiana conosceva anche un altro metodo di apprendimento che era quello delle università (frequentò l’università a Bologna e forse quella di Modena) in cui il magister proponeva delle quaestiones, argomenti; seguiva la disputatio, la discussione; alla fine il professore faceva una sintesi spesso condivisa. Come nei “Dialoghi” di Platone.

Ecco: sulla piazza sono volate milioni di parole dotte, è stata ammannita una lauta mensa di cibo, lasciando ad ognuno il compito di digerire il pesante cibo ingerito. Il sapere non viene però condiviso attraverso luoghi di discussione, approfondimento, confronto e sintesi.

E’ purtroppo un’abitudine invalsa da qualche decennio. A Modena ci sono molti luoghi-mensa: il San Carlo, il festival dell’Unità, le Università delle terze età, le conferenze nei quartieri, le omelie e le lezioni teologiche ecc. Alla fine silenzio o qualche domanda seguita dalla risposta del maestro. Ma non ci sono più luoghi di confronto e discussione liberi e laici. Forse per la fatica di confrontarsi in un momento di grande conflittualità ideologica e politica. O di disorientamento e insicurezza dopo la sensazione dell’inutilità di tante assemblee e discussioni.

L’anno prossimo il Festival avrà come argomento le arti: dall’arte tradizionalmente intesa fino all’artigianato. “Arti e mestieri” venivano chiamati in antico. Nella nostra città abbiamo una lunga e nobile tradizione non solo di artisti ma specialmente di artigianato, dal tempo delle Corporazioni medievali fino ai grandi artigiani del secolo passato che hanno fatto la fortuna della nostra città. Abbiamo un Villaggio Artigiano voluto dal sindaco nel 1951 che è stato il cuore motore dell’industria modenese.

So che dalle parole dell’organizzatrice dell’evento si prevede di parlare anche dell’artigianato, ma il rischio sarà quello di parlare dottamente ed esteticamente della bellezza dell’artigiano che lavora con le sue magiche mani. Suggerisco di coinvolgere gli attori di questo settore per rappresentare degnamente lo sforzo e i grandi risultati di questi uomini del sapere delle mani.

Beppe Manni

Coordinamento CdB ottobre 2016

Collegamento nazionale delle CdB

Firenze: sabato 1 e domenica 2 ottobre 2016

Verbale

Nei giorni 1 e 2 ottobre 2016 si è riunito a Firenze, ospitato dalla Comunità dell’Isolotto, il Collegamento nazionale delle Comunità cristiane di base italiane, per discutere e deliberare sul seguente “Ordine del giorno”:

1. Valutazioni sul XXXVI° Incontro nazionale di Verona
2. Segreteria Tecnica: rotazione anticipata e nuovo mandato
3. Bilancio economico: Conto corrente, contribuzioni e preventivo 2017,
contributo “agenda della pace”
4. Sito web: stato dell’arte e prospettive
5. Iniziative e impegni futuri: Incontro Europeo CdB 2018 in Italia
6. Adesione alla rete europea “Réseau européen Eglises et Libertés”
7. Prossimo collegamento
8. Altri argomenti che potrete suggerire

Verbale dell’incontro

Sabato 1 ottobre 2016

I lavori hanno inizio alle ore 16,00.

Presenti: 15+7
– Massimiliano Tosato e Paola Pancaldi – CdB Bologna
– Rosario Carlig – CdB Nord Milano
– Paolo Ferrari e Anna Caruso – CdB La Porta, Verona
– Claudia Dauru, Giuseppe Bettenzoli, Luciana Angeloni – CdB Isolotto, Firenze
– Beppe Pavan e Paolo Sales– CdB Viottoli, Pinerolo
– Marcello Vigli, Stefano Toppi e Dea Santonico – CdB San Paolo, Roma
– Francesco Giusti – CdB via di Gap, Pinerolo
– Cristofaro Palomba e Corrado Maffia – CdB Cassano, Napoli

la domenica mattina sono giunti anche
– Pina del Nevo – CdB Coteto, Livorno
– Mario Francini – CdB Luogo Pio, Livorno
– Beppe, Laura, Donata e Mauro – CdB Modena
– Paola Ricciardi – CdB Isolotto, Firenze

Dopo aver ringraziato la Comunità dell’Isolotto, che ci ospita ancora una volta, ha inizio la riunione.

1. Valutazioni sul XXXVI° Incontro nazionale di Verona

E’ stato fatto un giro di tavolo per raccogliere impressioni e valutazioni di ciascuno dei presenti che hanno partecipato all’incontro nazionale di Verona.

La valutazione sull’incontro è stata complessivamente positiva.

alcune testimonianze

Cristofaro: incontro molto stimolante, ottima la localizzazione e i costi
Stefano: valutazione complessivamente positiva; la tavola rotonda è stata un po’ troppo omogenea e prevalentemente positiva nella valutazione del papato di Francesco
Marcello: eviterei la eccessiva presenza di “banchetti”
Rosario: a Milano siamo riusciti siamo riusciti a stimolare alla partecipazione all’incontro di Verona diverse persone, che da tempo non venivano. Tutte hanno espresso un giudizio positivo dell’incontro,sia per l’interesse reale dei temi trattati e sia per la presenza di tanti veronesi presenti non facenti parte delle CdB.
Francesco : la presenza di altre realtà ha rappresentato un valore aggiunto molto importante
Paolo F.: a Verona il 16 maggio è stato fatto un incontro con le realtà locali,che hanno espresso diverse valutazioni:

ecco alcune opinioni espresse
– apprezzata la validità della celebrazione eucaristica molto coinvolgente;
– il clima umano e familiare dell’incontro;
– aver re incontrato persone che non partecipavano da tempo;
– si è sentita una “affettività politica”;
– ho apprezzato il sorriso e la leggerezza dell’incontro (don Paolo parroco di Marcellise);
– abbiamo fatto un sogno e siamo riusciti a realizzarlo con la gente di questa città, e occorre guardare alla condivisione dei cammini (Luigi comunità della Madonnina);
– tavola rotonda troppo lunga e gestita con modalità vecchia e ripetitiva, domande generiche e poco incisive;
– sono mancati documenti su alcune questioni calde (Brennero);
– “Quali progetti di otri nuovi?”;
– è mancata una sintesi finale.
Anna: l’incontro ha aperto alcune prospettive e ha marcato la presenza della comunità per un cammino comune e un maggior coinvolgimento.
Beppe P.: giudizio positivo circa la partecipazione con apprezzamento per la presenza di giovani e di alcuni approcci internazionali. Faticosa e poco utile la sintesi finale dei lavori di gruppo, nella modalità prevista in questo caso.
Giuseppe: molto apprezzata la sistemazione logistica e i laboratori; eccessivo il numero di relatori alla tavola rotonda, poco incisiva le conduzione del dibattito. Sarebbe comunque utile recuperare i materiali
Corrado: importante la partecipazione di gruppi non omogenei alle comunità di base;
il coinvolgimento di altre realtà è una strada da percorrere nel futuro; chi gestisce i laboratori dovrebbe comunque realizzare una sintesi
Marcello: occorre capire cosa abbiamo ricavato per rilanciare il movimento. E’ necessario mantenere l’attenzione al mondo giovanile sfruttando il momento un po’ più favorevole a noi.
Peccato la mancanza di un documento finale.
Partendo dalla stampa (minore) già vicina a noi, sarebbe utile allargare la cerchia, tramite qualche grosso nome che possa farci “arrivare” ala stampa che conta.

Si è posticipato il punto 2 e si è passati a discutere del punto 3 (per consentire una immediata valutazione anche economico organizzativa dell’incontro nazionale)

3. Bilancio economico: Conto corrente, contribuzioni e preventivo 2017
Contributo per l’ Agenda della pace

La segreteria tecnica ha esposto alcuni dati di rendiconto economico e sulla partecipazione al XXXVI° incontro
(v. allegati 1 e 2)

Attualmente sul Conto di deposito della segreteria Tecnica vi sono: 4.360,90 euro

Non è stato fatto un preventivo per il 2017 non avendo al momento definito e quantificato i reali impegni per il prossimo anno, e anche in funzione della rotazione della segreteria Tecnica (v. punto 2 di seguito).

Il solo preventivo possibile è quello relativo alle spese “fisse”

causale € note
contributo collettivo EU 100,00
trasferta collettivo EU 400,00 media spese anni 2011-2015
server sito cdbitalia 100,00
totale 600,00

terminato il punto 3 si è proseguito con il punto 5.
il punto 4 viene rimandato a domenica in attesa della presenza dei modenesi – in particolare di Mauro Pugni che fa parte della redazione.

5. Iniziative e impegni futuri: Incontro Europeo CdB 2018 in Italia
Massimiliano riferisce sulla proposta fatta nell’ultimo incontro del “Collettivo europeo delle Cdb” circa l’intenzione di organizzare in Italia il prossimo “Incontro europeo delle Cdb”.
La scelta dell’Italia è legata alla rotazione e anche alla concomitanza che attualmente il segretario è italiano.

La proposta è di fare l’incontro a Roma il 12,13 e 14 ottobre 2018.
Ovviamente data e luogo sono soggetti alla verifica della reale fattibilità in quella data (sul luogo sarebbe preferibile restare a Roma)

Circa le tematiche, tenuto conto della situazione attuale vissuta in Europa in rapporto alla questione dei migranti le parole d’ordine identificate sono: la solidarietà, gli immigranti, la povertà.
Il titolo proposto è: “Una Chiesa povera per i poveri”
Una caratteristica dei convegni europei è quella di realizzarli in un luogo dove siano presenti comunità locali con le quali condividere strettamente l’incontro.
Nei precedenti incontri europei: Vienna 2009 e Buizingen (Bruxelles) 2014, gli incontri sono stati fatti direttamente nelle sedi di comunità che – diversamente dall’italia – erano anche sedi parrocchiali.
L’ospitalità: alloggio, pasti, locali di incontro,… sono stai totalmente a carico della nazione ospitante. I partecipanti stranieri (un centinaio in ambedue ei casi) si sono fatti carico in proprio delle sole spese di viaggio.

In italia al momento non esistono condizioni paragonabili per cui la sola soluzione possibile è far ricorso a strutture esterne: alberghi o strutture di ospitalità.
Questa soluzione comporterebbe però un carico economico non sostenibile appieno dalle sole CdB italiane.
Sono state perciò valutate le possibili alternative economicamente sostenibili: in ogni caso si dovrebbe prevedere un contributo economico anche dei partecipanti provenienti dalle altre nazioni.
Una soluzione a costi accettabilmente contenuti potrebbe essere Verona presso il CUM.
Tale proposta, assieme ad eventuali altre, sarà comunque valutata dal collettivo europeo cui spetterà la gestione dell’evento.

Si è poi discusso dei probabili/possibili impegni a livello nazionale per il 2017.

Prossimo incontro nazionale delle CdB italiane

Considerato che nel 2017 saranno “500 anni dalla Riforma Protestante” si è ipotizzato di realizzare il prossimo incontro nazionale assieme ai gruppi riformati italiani, in particolare con i fratelli e sorelle della FCEI (valdesi, luterani, riformati, battisti e metodisti).

Su questa ipotesi si è sviluppato un ricco scambio di opinioni senza però la definizione di tenatiche specifihe o problematiche organizzative e partecipative, essendo necessaria una preventiva verifica delle possibilità e diponibilità dei partner “protestanti”.

A tale scopo Stefano Toppi è stato incaricato di verificare la fattibilità di tale proposta con la direzione di “Confronti” e/o referenti della FCEI

I dettagli e le modalità di realizzazione dell’incontro saranno discusse e valutate nel prossimo incontro di Collegamento nazionale.
Oltre alla proposta per il 37° incontro nazionale è emersa la proposta di incontri seminariali sui temi trattati nel libro “Oltre le Religioni” (autori: John Shelby Spong – María López Vigil – Roger Lenaers – José María Vigil; Prefazione di Marcelo Barros). (v. Allegato 3 – in calce).
Proposta che è stata accolta con molto favore da gran parte dei presenti.

Nel prossimo incontro di collegamento verranno stabilite data e modalità per la realzzaizone dell’incontro seminariale.

—> nota
Da accordi con Gabrielli editore è possibile acquistare il libro con il 30% di sconto.
La Segreteri Tecnica, in collaborazione con Paolo Ferrari, si occuperà delle prenotazioni.
La consegna del libro ai richiedenti sarà fatta in occasione del prossimo collegamento naz/le.

Tra gli impegni futuri si ricorda che 2016 ci saràanno

18 – 20 novembre 2016 presso il CUM di Verona,
XXII incontro nazionale DONNE Cdb e …oltre
Il tempo dell’attesa. Intreccio fra esperienza spirituale e vita quotidiana

2. Segreteria Tecnica: rotazione anticipata e nuovo mandato

Massimiliano espone le ragioni della remissione del mandato.

L’argomento è posto all’ordine del giorno a causa della mia impossibilità di proseguire oltre questa data l’impegno straordinario che avevo accettato nel dicembre 2014.

La scelta fatta allora, con non poche difficoltà, non è più per me sostenibile per tre ordini di problemi
– primo: l’impegno richiesto è gravoso se a carico di una sola persona, e nella prospettiva dei prossimi impegni nazionali (ed europei) delle CdB mi sarebbe molto difficile farne fronte correttamente sia fisicamente che mentalmente
– secondo: la concomitanza del mio impegno per la segreteria del “Collegamento europea delle CdB” (precedente al mio impegno con la segreteria tecnica nazionale) non è più compatibile
– terzo: problemi personali/familiari

Ritengo inoltre che alla luce della evoluzione avvenuta negli anni all’interno delle CdB italiane, complice anche l’invecchiamento dei suoi membri, si debba riconsiderare la funzione della Segreteria Tecnica individuando soluzioni che superino il tradizionale affidamento di tale funzione ad una singola comunità.

Si è aperta una discussione sulla valenza e sulle funzioni della Segreteria Tecnica che ha confermato, nella stragrande maggioranza, la scelta di affidare, a rotazione, la Segreteria Tecnica ad una comunità.

Considerati i precedenti mandati e al termine di un confronto vivace e ampio, terminato la domenica mattina, la comunità di Pinerolo-Viottoli ha accettato di assumere l’incarico della Segreteria Tecnica per il prossimo triennio (2017-2019).

Domenica 2 ottobre 2016

L’incontro è ripreso la domenica mattina con la presenza di altri partecipanti delle comunità di Modena e Livorno.

Da parte di molti dei partecipanti è stato espresso il desiderio di partecipare alla celebrazione eucaristica della comunità che si sarebbe svolta alla 10,30, in locali attigui.
In questa occasione non è stato possibile dar seguito a questo “desiderata”.
In caso di futuri incontri all’Isolotto ci si organizzerà, in accordo con la comunità stessa, per favorire la partecipazione del “collegamento” alla celebrazione, magari valutando un orario compatibile con le esigenze di ambedue i gruppi.

4. Sito web: stato dell’arte e prospettive

Paolo Sales ha presentato la situazione attuale relativamente alla gestione del sito web.
Ha ribadito innanzitutto la necessità (già espressa anche nei precedenti Collegamenti) di affidare ad altri la gestione redazionale del sito.

Proprio in considerazione di ciò
– da qualche tempo non viene più fatto l’aggiornamento settimanale del sito, come avveniva precedentemente e conseguentemente la parte dinamica ora è ridotta al solo “Primo Piano”.
– ha preferito dedicarsi principalmente alla pagina Facebook che si è dimostrata più efficace in termini di attrazione/attenzione verso le nostre tematiche.

Attualmente è esiste anche un account Twitter (a seguito di novità contrattuali relative al servizio di server in atto).
Sarebbe utile che qualcuno, che frequenta con continuità Twitter, potesse occuparsi anche di tale opportunità.

Al momento oltre a Paolo la redazione è composta da Marcello e Mauro Pugni (cdb Modena).
La maggiore criticità sta nella bassa affluenza di materiali da parte delle comunità; inoltre sarebbe utile ridefinire il ruolo del sito a fronte degli strumenti di comunicazione in essere.
In particolare sarebbe utile che le stesse comunità potessero alimentare la pagina Facebook autonomamente in modo diretto:magari creando un gruppo Facebook ad hoc.
E’stata riproposta la ipotesi di riorganizzare il sito privilegiando la funzione di “contenitore” della documentazione delle CdB realizzando una “fusione” con l’archivio delle CdB di Firenze, unificando a livello digitale tutti i contenuti in un unico sito.

Paola Ricciardi relaziona sullo stato dell’arte della archivio, in particolare sul software “Archimista” usato per la gestione digitale del progetto, di cui attualmente esiste una versione web denominata “Archivista”.

Il progetto Archivio delle CdB continua con la collaborazione di Barbara Grazzini, ma nel 2105 e 2016 non ha più avuto il contributo della Tavola valdese.
Questo comporterà la necessità in futuro di definire la continuità del progetto stesso.

Alcuni interventi in particolare: Corrado, Cristofaro, Paolo Stefano e Massimiliano hanno sottolineato l’esigenza di integrare e gli “archivi” dei due siti, consentendo una fruizione diretta di tutti i documenti già disponibili in digitale (nelle diverse forme possibili)e anche dei paradati (schede) contenuti in Archimista.
Ciò per facilitare una semplice ed efficace consultazione da parte degli utenti, in particolare quelli che non hanno adeguata dimestichezza con gli strumenti informatici.

Al termine della discussione sul sito Rosario Carlig ha accettato di fare da coordinatore della di redazione e revisore dei contenuti coadiuvato da Mauro Pugni che formeranno il nucleo portante della redazione.

Al termine della discussione sul sito, su proposta di Marcello Vigli al quale vanno fatto infiniti ringraziamenti per la sua disponibilità in tutti questi anni, Rosario Carlig della CdBNordMilano ha accettato di fare da coordinatore della redazione e revisore dei contenuti, coadiuvato da Mauro Pugni per le altre attività redazionali. Insieme formeranno il nucleo portante della redazione,per cui d’ora in poi per qualsiasi problema inerente il sito bisogna rivolgersi a Rosario (cell.3397952637 ,email rcarlig@virgilio.it).
Paolo Sales mantiene la gestione tecnologica del sito.

In conclusione si è poi affrontato il nodo della gestione dei comunicati stampa.
Stante la minor disponibilità di Marcello a proseguire nella funzione di stimolo e gestione del gruppo “comunicati” (*), verrà richiesto a Gilberto Squizzato, che già faceva parte del gruppo, di assumere il ruolo di produrre la prima bozza.
Rosario Carlig contatterà direttamente Squizzato per verificare tale proposta.
Le modalità di funzionamento del gruppo rimarranno immutate.
La diffusione dei comunicati sarà fatta, come già attualmente, dalla Segreteria Tecnica
(*) Anna Caruso, Francesco Giusti, Beppe Manni, Gabrielle Natta, Palo Sales, Gennaro Sanges, Stefano Toppi, Massimiliano Tosato, Marcello Vigli.

Per ragioni di tempo non è stato possibile affrontare il punto 6 all’o.d.g.: Adesione alla rete europea “Réseau européen Eglises et Libertés”, la cui discussione è rinviata la prossimo Collegamento.

7. Prossimo collegamento
A conclusione dell’incontro si è definita la data del prossimo collegamento che si terrà il 21 e 22 gennaio 2017.
Il luogo è ancora da definire: una prima soluzione – nella ipotesi di poter consolidare un luogo permanente per gli incontri di collegamento – è Firenze.
Tale soluzione è legata alla verifica della possibilità di trovare una collocazione logistica in zona (Polisportiva?) che consenta di mantenere un legame con la comunità senza aggravare troppo la Comunità stessa.

Qualora l’ipotesi Firenze non fosse praticabile, la segreteria tecnica valuterà quale soluzione logistica adottare.

Alle 12,12 i lavori del collegamento sono conclusi, ma l’incontro è continuato con un ottimo e abbondante pranzo comune, preparato dalla comunità dell’Isolotto, cui è stata espressa una sincera gratitudine per l’impegno profuso nell’accoglierci.
Grazie ancora a Tina, Francesco, Claudia, Giuseppe, Luciana e a tutti e tutte membri della comunità, di cui purtroppo non ricordo i nomi.

Bologna, 6 ottobre 2016

EI DELLA BARCA QUAL NOVITA’?

Un Papa nuovo?

L’impatto emotivo del comportamento e delle parole di papa Francesco hanno creato un consenso pressoché universale sia nel mondo cattolico e religioso che in quello laico. Italiano e mondiale.

Si parla di un papa rivoluzionario.

Ma è vero?

Certo la stragrande maggioranza della gente vive direttamente o indirettamente un cristianesimo-base, tradizionale che non ha mai messo in discussione. Fa parte del DNA di molti cattolici. Casomai si brontola per certe prese di posizione del Vaticano in campo morale o politico che vengono viste come intromissioni indebite. O ci si scandalizza delle ricchezze faraoniche del vaticano. Ma l’ignoranza catechistica endemica e secolare del cattolico italiano non gli permette di disporre di qualche strumento teologico o esegetico per andare oltre a sensazioni emotive. In conclusione chi non si sente cattolico se ne va in silenzio; chi rimane fruisce della religione come un distributore automatico per i momenti salienti della propria vita, senza discussioni o problemi.

Questo Papa in verità non ha cambiato nulla della fede cattolica. Teologicamente. Il Credo Niceno-costantinopolitano cioè l’elenco delle verità non ‘negoziabili’ recitate nella messa, è rimasto intatto da 1700 anni. Per due millenni non si è pensato di rivisitare questa codificazione delle verità confezionato al tempo dei greci bizantini. Nonostante importanti documenti del concilio, si fatica a superare la lettura e interpretazione letteraria della  Scrittura.

Non è stato cambiato l’impianto sacramentale e devozionistico della tradizione. Ad esempio la confessione, l’adorazione eucaristica, la fede acritica nei gesti ex opere operato (effetto immediato dei sacramenti e delle benedizioni indipendentemente dalla fede personale), il “segno” indelebile del battesimo e dell’ordine ecc. senza interrogarsi sulla non ragionevolezza per l’uomo moderno di questi gesti e affermazioni. La venerazione idolatrica delle madonne e dei santi. Si continua a beatificare santi. Il culto necrofilo delle reliquie, la dottrina incomprensibile delle indulgenze.

Insomma la teologia ufficiale non è stata messa mai in discussione a partire da  tutto l’apparato dogmatico fino al primato e all’infallibilità del Papa, e la totale mancanza di democrazia nella chiesa.

Questi sono degli ostacoli insormontabili per un dialogo vero con i nostri fratelli riformati che tutte queste cose hanno superato e cancellato da quattrocento anni.

Ancora. Il vaticano e i suoi cardinali variopinti, le liturgie faraoniche, esistono ancora. Non è ancora stato intaccato l’apparato economico e le alleanze politiche della chiesa. Anche sulle tematiche affrontate dal sinodo sulla famiglia, come l’ammissione dei divorziati alla comunione, l’unione gay, il celibato dei preti e il ruolo della donna nella chiesa, il papa si è espresso sulla linea della tradizione: “Bisogna avere comprensione, non giudicare, sapere accogliere; per il ruolo della donna vedremo, caso mai si può cominciare a ragionare del diaconato femminile”. Misericordia ma non riforma.

Ma nulla di più.

I motivi della linea tradizionalista del papa potrebbero essere diversi

1 Questo papa è un anziano gesuita vissuto per anni all’interno dell’ortodossia cattolica, non riesce a staccarsi dalla tradizione. Non lo vuole e forse non ne è capace.

2 Oppure per i suoi innovativi atteggiamenti trova forti resistenze nell’apparato curiale e in una parte di vescovi che vedono intaccato il proprio ruolo di potere. Ma anche in molti cattolici tradizionalisti che sono come impauriti da questi nuovi comportamenti e sognano la rigidezza e la sicurezza di Ratzinger il papa precedente. E’ una corrente sotterranea che non si esprime pubblicamente per la struttura monarchica della chiesa che non prevede né una discussione libera e aperta sui problemi e sui contenuti: non è ammesso il dissenso. Ma è presente e potrebbe portare ad una spaccatura scismatica fuori stagione.

Francesco consapevolmente non vuole rompere la comunione tra i vescovi e urtare una parte di fedeli cattolici.

Ma questo papa venuto dai confini della terra è vissuto tra i poveri, ha respirato il vento della teologia della liberazione. Si è caricato della sofferenza del mondo ed è imprevedibile e rivoluzionario.

3 Oppure. Per la sua riforma sceglie un’altra strada, che nessuno gli può contestare. Riprende i temi forti delle scritture e in particolare del vangelo. Leggete ‘Misericordiae vultus’ scritto per l’indizione dell’anno santo e ‘Laudato si’ sulla questione ecologica’. E poi richiamate alla memoria i diversi interventi nelle omelie private in Santa Marta, nelle interviste e nei discorsi ufficiali. Osservate i suoi comportamenti. Sta in mezzo alla gente, non giudica e non condanna, accoglie tutti, parla di misericordia, di fraternità, di compassione. Nei testi sacri non si parla solo di giustizia ma specialmente di misericordia. Condanna con voce forte e autorevole le guerre condotte per ragioni economiche. Lo sfruttamento, i massacri e le immigrazioni forzose. L’egoismo dell’occidente che chiude le porte. Le strumentalizzazioni delle religioni compresa quella cattolica. I disastri ambientali.

La gente di buona volontà sente vicine queste parole, le condivide e accende in loro una speranza. Sembra dire: la religione è amore e misericordia. Il resto verrà dopo.

Su questo terreno non può essere contestato, al massimo lo accusano di ingenuità  politica.

Francesco ha aperto la strada.

Ad altri continuare nel rinnovamento della chiesa. O meglio i cristiani (vescovi, preti, uomini e donne) dovrebbero alzare coraggiosamente  la testa smettere la secolare sudditanza al clero e costruire insieme una vera e profonda riforma per non lasciare isolati non solo il papa, ma molti teologi e cristiani di base che questa riforma la suggeriscono da molti anni. Inascoltati.

Per riaprire le porte affinché i buoi ormai scappati possano se vogliono rientrare nella stalla-ovile e lasciare il posto alle nuove pecore che vogliono mangiare buona biada al sicuro.

Beppe Manni
Ottobre 2016

L’uomo che visse due volte

Il prete abbandonato

Negli ultimi anni si è cominciato a parlare anche pubblicamente dei cosiddetti preti sposati. Sui giornali, per televisione, come dibattito interno attraverso lettere e testimonianze sulla rivista Vocatio ecc..
Parlo con ritegno e imbarazzo, della mia esperienza di prete “ridotto allo stato laicale”.
Volevo scrivere mezza paginetta ma la pasta mi si è lievitata in mano. Chiedo scusa.
Sono diventato prete nel 1963, nel 76 mi sono spostato, vivo a Modena nel quartiere dove sono stato parroco, dove ha sede anche la Comunità di Base del Villaggio Artigiano di Modena. Premetto che sono felice e le parole che dico sono dette per amore. Rivolte anche a molti preti che dovrebbero cercare una nuova strada senza dover rinunciare alla loro “vocazione”.
Il vocabolario usato per parlare dei preti ex è datato, insufficiente spesso pesantemente offensivo: vocazione tradita, ex prete, spretato; abbandono, uscita, laicizzazione.

Io non rinnego alcuna parte della mia vita. Ho scoperto che mi piaceva fare il prete ed ero accolto come tale, solo dopo il seminario quando sono stato gettato in mezzo alla gente.

Le parole che scrivo di getto sono legate alla mia esperienza e a quello che mi sembra di aver visto intorno a me. Come emerge da molti interventi attraverso la rivista Vocatio le sensibilità sono diverse, nel tempo sono cambiate ed è nata una nuova consapevolezza. Anche se ognuno è un caso a parte.

Chi sceglie o è costretto a non fare più il prete passa diverse fasi.
I fase: il senso di colpa davanti a Dio e ai fedeli, per aver “tradito” la vocazione.
II fase la nostalgia: ti piacerebbe essere reintegrato e tornare sull’altare con i paramenti sacri a celebrare messa e in confessionale ad assolvere.
III fase la sintesi: matura una consapevolezza nuova, psicologica e teologica di una scelta che ti ha cambiato la vita.

Teoricamente tutti noi abbiamo ragionato e siamo arrivati a buoni risultati di legittimazione della strada intrapresa. Perché la scelta che hai fatto dopo anni di seminario condizionato fin da bambino con un’educazione mirata e univoca, non ti ha lasciato una vera libertà. Perché la promessa di celibato per tutta la vita è un’imposizione innaturale e crudele. Perché nessuna altra professione diventa definitiva: la vita è lunga e deve esserci la possibilità di cambiare senza pagare prezzi troppo alti. I voti perpetui dei religiosi, secondo me, sono innaturali e contrari alla libertà di figli di Dio.
Ma non ci facciamo delle illusioni. Anche se razionalmente abbiamo una chiara comprensione di tutto ciò, psicologicamente rimaniamo condizionati.
Ci hanno martellato per 13 anni che tu es sacerdos in aeternum, che le promesse fatte a Dio non si possono tradire, che sei una persona sacra ecc. che quando un prete decide in genere perché si innamora di lasciare, deve superare tre blocchi: il senso di colpa, il giudizio dei parenti e dei parrocchiani, il vuoto lasciato da un impegno scelto e ben svolto davanti agli uomini e davanti a Dio.
La risposta di molti è quella di cambiare città, di cancellare il passato, troncare i legami precedenti (rimangono solo i legami familiari) e costruirsi nell’anonimato una vita nuova. Capita anche che il matrimonio di un prete può essere fragile e a rischio di fallimento, per il modo con il quale è nato: fidanzamento nascosto, sensi di colpa, impossibilità di grandi scelte.

Altra risposta credo che rispecchi la strada di molti di noi, è stata costruirsi una comunità nella quale poter continuare a fare il “prete”.

Altre volte il vescovo locale o il parroco amico magari compagno di seminario, ti accoglie con benevolenza, come “un bravo cristiano” e ti impegna in qualche lavoretto. Tutti abbiamo avuto amici preti che si sono dimostrati comprensivi, sono stati dispiaciuti che abbiamo abbandonato. Ma è raro che codesti compagni ti cerchino o ti chiedano di usare le tue competenze per incontri ecc. “Se tu fossi rimasto quanto bene avresti potuto fare” mi diceva il Vicario diocesano.

Il marchio di un giuda in forma ridotta ci perseguita. Ci chiamarono traditori, spretati, fedifraghi, che hanno gettato la sottana alle ortiche, adulteri della chiesa nostra sposa. Nel migliore dei casi “coloro che hanno lasciato”.

Questi preti ex non parlano comunque quasi mai, se non con grande imbarazzo, della loro prima vita.

Per quel che mi riguarda ho scelto di vivere con un gruppo di amici credenti con i quali sono uscito dalla parrocchia, insieme a mia moglie e alle mie figlie nel luogo dove sono stato parroco. Parlo con le persone che conosco, che ho battezzato, fatto la prima comunione, sposato. Racconto la mia vita a chi non mi conosce.
Cerco con fatica senza imbarazzi di unire gli spezzoni delle mie due o tre vite. Mi diceva il parroco della parrocchia “Beppe ma perché non smetti di fare il prete e vivi per la tua famiglia?” In verità me lo dice anche mia moglie ma con altre motivazioni.

Sette considerazioni.
1) Siamo stati fortunati: diversi preti dopo i quarantanni collassano. La solitudine, l’obbligo del celibato, il peso di un ruolo sacrale innaturale li schiaccia e deforma la loro personalità. Lo studio dello psichiatra, la pedofilia, un amore nascosto o l’adulterio, il suicidio, sono solo effetti collaterali di questo fuoco amico. Altri in verità vivono il loro celibato potenziando la disponibilità e la donazione della propria vita agli altri. Lo sappiamo perché lo abbiamo sperimentato.

2) La chiesa come è oggi strutturata non può che considerarci dei traditori E’ una naturale difesa. Cosa vuol dire abbandonare? Chi abbandona lascia volontariamente una casa o una persona perché sceglie un’altra casa o un’altra persona che ritiene migliore. In verità nel nostro caso è stata lei la chiesa, ad abbandonarci anzi a cacciarci e a non sapere sfruttare ministerialità diversificate.

3) Il sacerdote guardato a bocce ferme, è una figura anacronistica. Nel Nuovo Testamento non esiste. Hanno fatto dell’Ordine un sacramento con un segno indelebile. La figura del prete è stata costruita con anni di predicazione auto convincente. E’ un uomo-stregone che si crede dotato di poteri magici per cui le parole che dice funzionano ex opere operato, come un’aspirina: trasforma il pane nel corpo di Gesù; assolve dai peccati; anche ai morti dà benedizioni con effetti immediati con dell’acqua lustrale; impone le mani; gestisce l’aldilà con indulgenze e messe per i morti; veste con una divisa che lo distingue; i vescovi e i cardinali hanno paludamenti secenteschi, dettano le leggi morali e politiche; scelgono addirittura chi deve andare in paradiso creando i beati e i santi: hanno sistemato nei cieli autentici delinquenti. Questa concezione del prete comporta scelte suicide come quelle delle nostre diocesi che pur di assicurare il servizio sacramentale (messe ecc) assume militanze ausiliarie africane e polacche che non conoscono la nostra lingua e la nostra cultura, creando disagi e alle volte danni.

4) Noi non possiamo più (almeno io) tornare a fare il prete come prima. E’ cambiata la nostra sensibilità attraverso anni di esperienza nuova; è cambiata la società e i cristiani. La figura del nuovo prete non sarà più un sacerdote ma un presbitero un “anziano” cioè, un pastore. Una persona celibe o sposata con una famiglia che ti aiuta e ti supporta sentimentalmente; con una professione che ti sottrae dalla dipendenza economica e religiosa delle curie. Sarà disponibile a ore come del resto tanti preti oggi fanno già; sarà scelto dai cristiani possibilmente della sua comunità e consacrato dal vescovo. La “missione”, cioè, sarà ratificata ufficialmente dalla comunità e dall’episcopo. Sei uomo o donna, non giovane ma anziano (maturo) e responsabile. Come dice Paolo a Timoteo devi godere una buona stima tra i cristiani e i cittadini. Sono loro che decidono della tua capacità di fare il pastore. Una persona equilibrata, matura psicologicamente equilibrato, onesta e capace di relazione umana. Per la gerarchia sembra che conti maggiormente mantenere un servizio liturgico e un tipo di controllo e di potere piuttosto che la diffusione e la testimonianza del vangelo. Pensiamo a tante piccole parrocchie abbandonate, senza un pastore e “servite” solo e non sempre da una frettolosa messa domenicale celebrata da un povero prete spesso anziano, che corre avanti e indietro a rischio della propria vita.

5) Altro discorso andrebbe fatto per chi donna-suora, ha lasciato il convento. Se ne parla pochissimo e il pudore della scelta è doppiamente censurato non solo dal clero ma dalla donna interessata e dalle congregazioni stesse delle monache. Oggi non solo i seminari ma anche i monasteri sono svuotati. Non mi è sufficientemente chiaro il modo del reclutamento delle suore straniere.

6) Non dobbiamo sentirci in colpa e bussare ‘umilmente pentiti’ alla porta della grande chiesa. Siamo diventati un’altra cosa. Non pretendo che la chiesa chieda perdono per l’emarginazione di tanti suoi “servi fedeli”. Lo farà tra cinquantanni quando le cose saranno completamente cambiate. Noi abbiamo fatto coraggiosamente una scelta che altri non hanno voluto o avuto il coraggio e la possibilità di fare. I preti, le suore, i frati in primis e poi i cristiani dovrebbero uscire dal loro riserbo: gridare, scrivere, documentare che è ora di smettere questa ridicola farsa del celibato e dei voti perpetui.

7) Il prete dunque, d’ora in poi sarà donna e uomo non sposati o uomo e donna sposati. Sapendo, molti di noi ‘hanno provato, che la libertà di chi sceglie di non sposarsi per un tempo o per tutta la vita è una preziosa perla da non cancellare. Ma c’è un altro modo di fare il pastore o la pastora della comunità. Siamo scesi dal piedistallo e siamo tornati ad essere uomini. Benedetto sia il Signore in eterno. E’ stata la nostra salvezza.

Nessuna rivendicazione ma è necessario aprire un dibattito a più voci: non solo da parte dei preti o degli ex, delle loro mogli o amici, ma da parte dei cristiani, del popolo di Dio e dei cosiddetti laici cioè dei non sacerdoti.
Non ci sono più, parafrasando Paolo, maschi e femmine, cattolici e musulmani, atei e credenti, laici e sacerdoti, suore e donne, vecchi e giovani, sposati e vergini. In Cristo siamo una creatura nuova.

Il nuovo pastore non sarà un prete ex, né il diacono di oggi, un buon laico spesso più clericale del parroco. Sarà una figura nuova senza la preparazione teologica e spirituale tradizionale, molto libero. Saprà trovare strade originali atte a portare il vangelo alle persone di oggi. Testimone dell’amore di Dio e di Cristo speso al servizio, visibile, dei poveri e di tutti gli uomini alla ricerca di una speranza.

E non si dovrà più parlare di “crisi di vocazione”. Le comunità liberate dal totem del sacerdos in aeternum esprimeranno in abbondanza donne e uomini disponibili a dare la vita o parte di essa al servizio del Signore Gesù.

PS. 1 Queste mie parole non vogliono essere offensive per tanti miei amici preti. Ogni prete comunque quelli che sono rimasti sacerdoti e quelli che non lo sono più, hanno fatto sintesi diverse nella propria vita. Conosciamo tutti, ottimi preti, suore e vescovi che vivono testimoniando nella loro vita la parola di salvezza del Signore Gesù. Altri sono stanchi e provati. Altri ancora hanno trovato compensazioni non sempre nobili.

PS. 2 Sono entrato in seminario a 11 anni: ho fatto 5 anni di seminario minore a Nonantola e 8 di seminario maggiore a Modena. Da trentanni sto scrivendo un libro sul seminario. Lo volevo chiamare in modo impietoso il “Lager di Dio”. Sostengo che per comprendere gli atteggiamenti e i comportamenti di molti preti e vescovi oggi “ultra sessantenni” e non solo bisognerebbe sapere il tipo di educazione che hanno avuto e come sono stati formati. Ho scritto un centinaio di cartelle ma non so che taglio dare per non offendere senza tradire la verità.

PS. 3 Nel 2015, in occasione dell’anniversario della nascita della nostra comunità di base, ho scritto un libretto “Se una domenica per caso” nel quale racconto il nuovo modo con il quale mi sembra oggi di continuare a …”fare il prete” nel mio quartiere e nella ma comunità.

Beppe Manni

manni.giuseppe@fastwebnet.it
Tel 059 357045. Cell 3408465102

Beati gli atei perché incontreranno Dio

di Maria López Vigil

I dogmi del cattolicesimo, la religione in cui sono nata, non mi dicono più nulla. Le tradizioni e le credenze del cristianesimo, così come le ho apprese, mi appaiono sempre più lontane. Si tratta di risposte. E di fronte al mistero del mondo io mi pongo sempre più domande.
Sentimenti simili ai miei li scopro in molte altre persone, soprattutto giovani, soprattutto donne, che non negano Dio, ma perseguono una spiritualità che alimenti davvero il senso della loro vita. E, in cerca di questo tesoro in cui porre il proprio cuore, prendono le distanze, si allontanano dalla religione ereditata, la riesaminano, la rifiutano persino.
Cosa ci succede? Cosa mi è successo? È successo che sono cresciuta, che ho letto, che ho cercato; che viviamo in un mondo radicalmente diverso dal mondo tribale, rurale, pre-moderno, nel quale si sono forgiati i riti, i dogmi, le credenze, le gerarchie e le tradizioni della mia religione. Il sistema religioso che ci è stato trasmesso rimanda a un concetto antiquato di mondo. Non possiamo più camminare con queste “scarpe”, non mi servono più.
Sapendo come so che il cristianesimo, in tutte le sue versioni (cattolica, protestante, evangelica, ortodossa…), è una grande religione, ma solo una tra le tante che esistono e sono esistite sul pianeta e nella storia, non posso più credere che la mia sia la vera religione. Sarebbe insensato come credere che la mia lingua materna, lo spagnolo, sia, tra tutte le lingue, la migliore solo perché è quella in cui sono nata, quella che conosco e che so parlare.
Trovo arroganti i postulati religiosi che ho appreso. Perché si presentano come assoluti, rigidi, infallibili, indiscutibili, immutabili e impenetrabili al fluire del tempo. E l’umiltà – che ha la stessa radice di umanità, humus – mi pare un cammino essenziale di fronte al mistero del mondo, che né la scienza né alcuna religione riescono a sciogliere pienamente.
Conoscendo come conosco le ricchezze racchiuse dalla grandissima varietà di culture umane, i tanti mondi che esistono in questo mondo, non posso credere che nella mia religione e nella Bibbia si trovi “la” rivelazione di questa Realtà Ultima che è Dio. Se lo credessi, non potrei evitare di essere superba. E non potrei dialogare da pari a pari con le migliaia e migliaia di uomini e donne che non credono a questo, che hanno altri libri sacri, che giungono a Dio per altri cammini in cui non ci sono sacre scritture da venerare e seguire.
Come credere a questo incomprensibile linguaggio dogmatico, amalgamato a una filosofia superata, secondo cui in Dio vi sarebbero tre persone distinte con un’unica natura e che Gesù sarebbe la seconda persona di queste tre, ma con due nature? Come credere a ciò che mi appare assurdo e incomprensibile se il mio cervello costituisce l’opera maestra della Vita? Come credere che Maria di Nazareth sia la Madre di Dio se Dio è Madre? Come credere alla verginità di Maria senza assumere ciò che questo dogma esprime in termini di rifiuto della sessualità, e della sessualità delle donne? Come accettare una religione così mascolinizzata e, pertanto, così distante da quella prima intuizione di Dio al femminile, di fronte al potere del corpo della donna capace di dare vita? Come dimenticare che, per questa esperienza vitale, Dio “è nato femmina” nella mente dell’umanità?
Come credere all’inferno senza trasformare Dio in un tiranno torturatore come i Pinochet o i Somoza? Come credere al peccato originale, che nessuno ha mai commesso in alcun luogo, e che è solamente il mito con cui il popolo ebraico ha spiegato l’origine del male nel mondo? Come credere che Gesù ci abbia salvato da questo peccato se tale dottrina non è di Gesù di Nazareth ma di Paolo di Tarso? Come credere che Dio abbia avuto bisogno della morte di Gesù per lavare questo peccato? Gesù il profeta, un agnello propiziatorio che placa con il sangue la collera divina? Come credere che Gesù ci abbia salvato morendo, quando ciò che ci può “salvare” dal nonsenso è il fatto che ci abbia insegnato a vivere? Come credere al fatto che io possa mangiare il corpo di Gesù e bere il suo sangue, riducendo così l’Eucarestia a un rito materialista, magico ed evocatore di sacrifici arcaici e sanguinosi che Gesù ha rifiutato?

MA RESTO CON GESÙ
Tuttavia, lasciando ormai per strada tante credenze della religione ereditata, non lascio Gesù di Nazareth. Perché, come mio padre, mia madre e i miei fratelli sono i miei punti di riferimento affettivi, e come penso, parlo e scrivo in spagnolo e questa lingua è il mio riferimento culturale, così Gesù di Nazareth è il mio referente religioso e spirituale, il mio referente etico, quello che mi è più familiare per provare a percorrere il cammino che mi apre al mistero del mondo.
Oggi, sapendo come so della maestà infinita dell’Universo in cui viviamo, con i suoi miliardi di galassie, non posso credere che Gesù di Nazareth sia l’unica e definitiva incarnazione di questa Energia Primordiale che è Dio. Neppure Gesù lo ha creduto. Questa elaborazione dogmatica, sviluppata successivamente e in contesti di lotte di potere, scandalizzerebbe Gesù. Oggi, invece di affermare “credo che Gesù sia Dio”, preferisco dirmi e dire: “Voglio credere in Dio come ha creduto Gesù”.
E in quale Dio credeva Gesù, il Moreno di Nazareth? Ci ha insegnato che Dio è un padre, e anche una madre, che viene a cercarci – il pastore che va in cerca della sua pecora, la donna che cerca la sua dracma -, che ci aspetta con ansia, che ci accoglie sempre, che si indigna dinanzi alle ingiustizie e dinanzi al potere che sfrutta e opprime, che si schiera dalla parte di coloro che stanno in basso, che non vuole poveri né ricchi, che vuole che nessuno abbia troppo e che nessuno abbia troppo poco, che punta sull’equità e la dignità di tutti, che ci vuole fratelli, che ci vuole in comunità, che non vuole signori né servi, e neppure serve, che ci dà sempre nuove occasioni, che ride e festeggia, che celebra banchetti aperti a tutti, che è allegro ed è buono, che è un abba, una imma.
Tutte le religioni del mondo, proprio tutte, hanno qualcosa in comune: tutte affermano di essere la vera religione e si gloriano del fatto che le loro divinità sono le più potenti. Tutte si basano su credenze, riti, comandamenti e mediatori. La maggior parte dei comandamenti imposti è data da divieti: quello che non si può fare, quello che non si può pensare, quello che non si può dire. E i mediatori che dominano le religioni sono i più vari: libri, luoghi, tempi e oggetti sacri e, soprattutto, persone sacre a cui bisogna credere, obbedire e rendere onore.
Quando si legge la buona novella dei Vangeli, quando se ne coglie l’essenza, si scopre che Gesù non fu un uomo religioso. Gesù fu un laico in contraddizione permanente con gli uomini pii e sacri del suo tempo, i farisei e i sacerdoti. Gesù non propose credenze ma atteggiamenti. Non lo vediamo mai praticare alcun rito, ma avvicinarsi alla gente. Capovolse vari comandamenti, così come venivano interpretati dai devoti del suo tempo. E non rispettò né i luoghi sacri (pregava sul monte) né i tempi sacri (“Il sabato è per la gente, non la gente per il sabato”).
Gesù fu un uomo spirituale e un maestro di etica. Non volle fondare alcuna religione e, per questo, non è responsabile di alcuno dei dogmi costruiti dal potere sulla memoria appassionata di quanti lo avevano conosciuto. Gesù propose un’etica di relazioni umane. Ispirò un movimento spirituale e sociale di uomini e donne che, cercando Dio, cercassero la giustizia e costruissero il suo sogno, il Regno di Dio, che lui concepì come un’utopia contrapposta alla realtà di oppressione e ingiustizia che gli toccò vivere nel suo Paese e nel suo tempo.
Quando nessuna persona è sacra, tutte le persone diventano sacre. Quando nessun oggetto è sacro, tutti gli oggetti meritano cura. Quando nessun tempo è sacro, tutti i giorni che mi sono dati da vivere si trasformano in giorni sacri. Quando nessun luogo è sacro, vedo nella Natura intera il sacro tempio di Dio. Anche questo ce lo ha insegnato Gesù.
L’irriverenza, la provocazione, la gentilezza, l’humor, l’audacia e la novità della spiritualità di Gesù sono state imprigionate da secoli nella dogmatica cristologica. Questa dogmatica ci rende prigionieri di un pensiero unico, ci chiude in una gabbia. Non ci lascia volare perché non ci lascia domandare, sospettare, dubitare… Le sbarre di questo carcere provocano timore. Timore di disobbedire alla parola autorizzata di quanti “sanno di Dio”, delle gerarchie della religione. Timore di essere puniti per il fatto di pensare e di dire ciò che si pensa.
Oggi, sapendo di vivere «intorno a una stella tra tante, in una normale zona di una banale galassia, raggruppata insieme ad altre ugualmente insignificanti in un ordinario ammasso», come descrive questa “periferia cosmica” che è la Terra un prestigioso fisico, non posso evitare di sentire come inopportune e sclerotizzate, irrilevanti per la mia vita, le certezze e le norme della religione organizzata da una burocrazia gerarchica che, peraltro, in tante cose ha tradito il messaggio di Gesù.
Mi sento più vicina alla Vita che Gesù ha difeso e a cui ha dato dignità in questa religiosità, in questa spiritualità che è riverenza e meraviglia dinanzi al mistero del mondo. Trovo maggiore significato spirituale nella “religiosità cosmica” di cui ha parlato l’ebreo Einstein quando ha detto: «Il mistero è la cosa più bella che ci è dato cogliere». Einstein riconosce che questa esperienza del mistero, «culla dell’arte e della scienza, ha generato anche la religione». Ma aggiunge: «La vera religiosità è sapere di questa Esistenza per noi impenetrabile, sapere che esistono manifestazioni della Ragione più profonda e della Bellezza più splendente» che non sono mai del tutto accessibili. E conclude: «A me basta il mistero dell’eternità della Vita, il presentimento e la coscienza della costruzione prodigiosa dell’esistente».
Non so se questa formulazione mi basta, ma so, questo sì, che mi risulta significativa perché mi apre a nuove domande. E la religione, il sistema religioso nel quale mi hanno educato, non lo ha fatto. Mi ha chiuso riempiendomi di risposte fisse, prestabilite, molte delle quali minacciose, angoscianti, generatrici di paura, di colpa e di infelicità. È tempo di umanizzarci. E il sistema religioso, obbligandoci a pensare a Dio in un’unica maniera, imponendoci norme morali severe e mancanza di compassione e costringendoci a culti e riti abitudinari e rigidi, ci disumanizza.

SE DIO C’È
Credo in Dio? Cos’è la fede? «È un amore», mi rispose ormai molti anni fa un contadino analfabeta nella Repubblica Dominicana quando gli posi questa domanda. Una spiegazione tanto semplice quanto profonda. Se Dio c’è, è chi mi muove sempre verso l’amore, verso gli altri, che siano persone, animali, alberi… È un movimento, un impulso a condividere, a simpatizzare, a prendersi cura, a rendersi responsabili, ad attingere l’acqua di questo pozzo di tutto ciò che è vivo. L’amicizia è la felicità di non poter mai toccare il fondo di questo pozzo. Questo è l’amore: un pozzo senza fondo da cui poter bere. È questo che deve essere Dio. Nell’amore che provo per quelli a cui voglio bene io sento Dio.
Se Dio c’è, è bellezza. Lo sperpero di bellezza della Natura – le stelle del cielo, gli occhi dei cani, la forma delle foglie, il volo degli uccelli, i colori e le loro sfumature, il mare -tutta questa incommensurabile e sempre sorprendente lista di cose belle, tutte simili, tutte differenti, tutte in relazione, questa bellezza che io non posso né abbracciare né intendere, che abbaglia occhi e mente, che la scienza ci svela e ci spiega, sento che ha “la firma” di Dio. Nel fondo di tutta la bellezza che vedo in tutto ciò che esiste io sento Dio.
Se Dio c’è, è gioia. Nella festa, nella musica e nel ballo, nelle forme indefinibili che adotta la gioia quando è profonda, nella parola, nella compagnia, nella celebrazione, nei successi, nello sforzo creativo, e soprattutto nelle risate e nei sorrisi della gente, io sento che Dio è più vicino che mai.
Se Dio c’è, è anche giustizia. È la giustizia che la storia che conosco e in cui vivo non ha garantito mai alle persone buone. Che non ha garantito a quel contadino povero e analfabeta che definì la fede come «un amore».
Ma Dio è sempre più in là di ogni amore, di ogni bellezza, di ogni gioia, sempre inarrivabile, innominabile, indecifrabile, sempre più in là dell’idea che mi faccio di Dio, più in là del mio stesso desiderio e della mia nostalgia. Maimonide, il grande pensatore ebraico del Medioevo, scrisse un trattato teologico-filosofico dall’affascinante titolo Guida dei perplessi. Afferma: «Descrivere Dio mediante negazioni è l’unico modo di descriverlo in un linguaggio appropriato». Ma non trovo neanche un pizzico di questa perplessità nel sistema religioso in cui sono nata.
È con questi “mattoni” di pensiero e di sentimento, con questo pensare e questo sentire, che sono andata costruendo a tentoni una spiritualità, convinta, come diceva il poeta León Felipe, che nessuno va a Dio per lo stesso cammino che percorro io. La spiritualità è un cammino personale, la religione è un corsetto collettivo. Un «fardello pesante», per usare le parole di Gesù.
Nel suo libro L’onda è il mare, il monaco benedettino Willigis Jäger commenta: «Una persona sagace ha detto: la religione è un trucco dei geni». Jäger prende molto sul serio questa affermazione. E spiega: «Quando la specie umana raggiunse il livello evolutivo adeguato per porsi domande sulla sua origine, il suo futuro e il senso dell’esistenza, sviluppò la capacità di dare risposta a queste domande. Il risultato di questo processo è la religione, che per millenni ha svolto magnificamente il suo compito e continua a farlo ancora oggi. La religione è parte dell’evoluzione umana. E se oggi arriviamo a un punto in cui le sue risposte non ci soddisfano più, è segno che l’evoluzione ha fatto un passo in avanti e sta sorgendo nell’umanità una nuova capacità di comprenderci come esseri umani».
Malgrado i cammini sbagliati e i tempi perduti, quanto mi rallegro del fatto che, prima di morire, io abbia sviluppato questa capacità e abbia potuto vivere nel momento di questo passo avanti.

( da ADISTA: 24/09/2015 )

Funerale civile o laico?

FUNERALE LAICO  DI  UMBERTO  ECO

Quand’ero ragazzo nel mio paese successe un fatto scandaloso. Un funerale civile. Con bandiere rosse e banda. Era il 1948, Pio XII aveva scomunicato i comunisti. Il prete disse dall’altare parole di condanna: è come portare un cane al cimitero. Quel funerale in un paese cattolicissimo e democristiano,  era una provocazione e nello stesso tempo un’affermazione di laicità: “Noi non dipendiamo dai preti”. La Cellula e la Casa del Popolo erano allora l’unica isola autogestita, sottratta all’influenza, si fa per dire, del clero. Con sofferenze, polemiche e contrapposizioni. L’eterna lotta tra Peppone e don Camillo.

Mi veniva in mente tutto questo in occasione del luminoso funerale di Umberto Eco. Egli ha voluto una cerimonia “laica” non in contrapposizione alla chiesa, ma per creare uno spazio nel quale familiari, amici e colleghi potessero esprimere liberamente senza soggezioni liturgiche, il loro affetto “ricordando”. Il funerale è l’ultimo incontro con chi ci ha lasciato: molti amici avrebbero voglia di ricordare episodi e parole della sua vita. Non solo per personaggi importanti. Anzi più la vita del defunto è stata normale più merita di essere ricordata, perché vicina a noi. Ma nelle funzioni religiose e anche in molti funerali civili, si è come ingessati e nessuno dice niente. Io ho provato a dare la parola ai presenti in occasioni particolari (veglia funebre, sala del Commiato, Terra e Cielo…) ed è stata un’esperienza stupenda e gratificante per tutti.

Il credente degli anni 50 allontanava l’imbarazzo di un funerale civile attraverso le parole di condanna del prete. Oggi di fronte alla grandezza riconosciuta di un genio come Umberto Eco che sceglie di non fare il funerale religioso, il cristiano deve riflettere e mettere a prova le ragione delle sue credenze, la scelta di non sposarsi o di fare solo il rito civile; ma anche di non iscriversi all’ora di religione cattolica, di non battezzare un figlio, è un segno di laicità responsabile e di maturità consapevole. Anche i vescovi si stanno accorgendo che i cattolici in Italia non sono più il 90% (una ricerca di Eurispes del 2006 l’87,8% degli italiani si dichiarano cristiani cattolici, praticamente i battezzati) ma solo una minoranza. Sono aumentate le presenze di altre fedi e religioni. Sta nascendo con fatica anche nei credenti, una consapevolezza nuova, che non può che portare grandi frutti per tutti laici, atei e credenti. Cristiani, cattolici, ebrei, islamici, e Buddisti…stanno maturando una comprensione vicendevole inedita, di fronte alle grandi tragedie che incombono sull’umanità. Anche in un’Italia appesantita dalla presenza del vaticano e del concordato.

Moni Ovadia da ebreo sedicente ateo, diceva al funerale del suo grande amico Eco: “Che Dio ti benedica soprattutto perché non credi, Dio sopporta i credenti ma predilige gli altri”.

 

Beppe Manni

(Gazzetta di Modena 28 febbraio 2016)

Coordinamento CdB febbraio 2016

RESOCONTO DEL COOORDINAMENTO NAZIONALE CDB – VERONA, 13-14 FEBBRAIO 2016

(ESTRATTO DEL VERBALE)

Nei giorni 13 e 14 febbraio 2016 si è riunito a Verona presso il CUM, il Collegamento nazionale delle Comunità cristiane di base italiane per discutere e deliberare sul seguente

“Ordine del giorno”:
1.Bilancio 2015 e preventivo 2016
2.Conto corrente, contribuzioni
3.Prossimo incontro nazionale: organizzazione e laboratori.
4.Presenza sul web e archivio digitale
5.Prossimi impegni e presenza in iniziative “aperte”
6.Adesione alla rete europea “Réseau européen Eglises et Libertés”
7.Prossimo collegamento
8.Altri argomenti che potrete suggerire

I lavori hanno inizio Sabato alle ore 16,00. Presenti: 22 (18+4) in rappresentanza di 10 comunità

CdB via città di Gap, Pinerolo Francesco G

CdB Viottoli, Pinerolo Beppe P, Paolo S e Memo S

CdB Nord Milano Rosario C

CdB La Porta, Verona Paolo F, Anna C, Bruno F e Anna T (sabato)

CdB Isolotto, Firenze Giuseppe B

CdB San Paolo, Roma Stefano T, Dea S, Marcello V, Mimmo S e Antonella

CdB Cassano, Napoli Cristofaro P

CdB Vomero, Napoli Franco B

CdB di Modena Beppe M, Mauro P, Maria N, Luigi M, Donata C

Massimiliano T – Segreteria tecnica (CdB Bologna)

Verbale dell’incontro

Massimiliano presenta i dati relativi al consuntivo 2015 e preventivo 2016

1.Bilancio 2015 e preventivo 2016

1.a – Bilancio consuntivo: dati al 31/12/2015 (dettagli in allegato)

– Saldo 3.445,00 euro

– Entrate totali: 2.125,00 euro

– Uscite totali: 969,00 euro

Le entrate, frutto delle contribuzioni delle 15 comunità che hanno versato un contributo per il 2015, sono state pari a 1.880 €

1.b – Preventivo 2016

– uscite

– spese fisse correnti: 650 €

– spese XXXVI° incontro nazionale: 1.800 €

– fondo di perequazione x sostegno ai partecipanti svantaggiati: 1.000 €

3.450 €

– entrate

Se in linea con le annate precedenti si possono prevedere entrate per almeno 1700 euro.

2.– Conto corrente

è attivo il conto di deposito

Conto n° 324559624

Intestatari: Massimiliano Tosato, Paolo Ferrari

IBAN: IT 71 C 0316901600000324559624

– contribuzioni 2016

La realizzazione dell’Incontro nazionale di aprile, il XXXVI° necessiterà di un impegno economico straordinario. (v. preventivo – uscite)

Si invitano le comunità ad inviare il contributo annuale possibilmente prima dell’incontro.

3.– Prossimo incontro nazionale

(v. programma dettagliato)

trasporti

per chi arriva in treno verrà effettuato un servizio navetta che avrà inizio dalle 13 fino (max) alle 16,45 con una cadenza di 45 minuti.

Ipotesi di partenze da Stazione FS Porta Nuova:

– alle ore: 13,00; 13,45; 14,30; 15,15; 16,00; 16,45 (ultima).

La quantità di corse e gli orari saranno verificati sulla base delle risultanze che ricaveremo dalle schede di iscrizione.

Gli orari definitivi e il punto di raccolta verranno comunicati agli iscritti e pubblicati sul sito http://www.cdbitalia.it in tempo utile.

E’ previsto un contributo (da confermare) di 2 o 3 euro a persona per coprire le spese di trasporto diretto dalla stazione FS al CUM.

Analogo servizio – dal CUM alla Stazione FS Porta Nuova – verrà effettuato il lunedì pomeriggio a partire indicativamente dalle 14 fino alle 16.

Per chi arrivasse in aereo sarà disponibile, su richiesta, un servizio di trasporto.

Informazioni utili per chi arriva in auto saranno comunicate in tempo utile e pubblicate sul sito http://www.cdbitalia.it
•da Milano:

da A4 uscita casello di Sommacampagna, dopo la rotonda direzione >Verona poi prendere a sinistra Via Rezzola, Via Ceolara e Via Cason in direzione di Verona; dopo 8,2 km Via Bartolomeo Bacilieri, 1.
•da Bologna/Trento/Venezia

da A22/E45 uscita Verona Nord, prendere SR62 e SS12 in direzione di Via B. Bacilieri, 1.

Comunicazione e diffusione

Comunicazione e informazione sul prossimo incontro saranno veicolate tramite il sito web e la pagina Facebook.

Inoltre verrà data comunicazione tramite

– stampa nazionale e riviste: Adista, Confronti, Esodo, …

– stampa locale: Arena,…..

– emittenti locali: TELEPACE

– indirizzario comunicati stampa

Saranno predisposti cartelli informativi stradali di indicazione per raggiungere il CUM.

Iscrizione

Il costo di iscrizione è stato fissato a 10 euro a persona.

Esenti: disoccupati, studenti, e abitanti a sud di Roma e Pescara, e delle isole.

A i veronesi e ai pendolari sarà richiesto un piccolo contributo extra per il fondo perequativo previsto per i più disagiati, per lontananza o per difficoltà economiche (v. Finanziamento)

Costo

Il costo previsto per il pernottamento e i pasti sarà di 100 Euro a persona per l’intero periodo:

2 pernotti e 4 pasti, dalla cena di Sabato 23 al pranzo di Lunedì 25.

Sono disponibili camere singole, doppie e matrimoniali.

Serate

La serata di sabato ci sarà uno spettacolo teatrale del gruppo ISTARION di Reggio Emilia (tratto dal libro “Le tredici lune” di Maria Soave Buscemi)

Parte del costo sarà a nostro carico ci sarà un onere indicativo di 300 euro.

Per la serata di domenica si organizzerà una visita in città, a cura dei veronesi.

Si valuterà l’uso di pullmini per il trasporto (oltre alle eventuali auto disponibili).

Titolo e tema

alla fine il titolo prescelto è stato:

Vino nuovo in otri vecchi (Lc. 5,37)

Novità e contraddizioni nella comunità cristiana e nella società al tempo di Francesco.

alle 19,30 si sono conclusi i lavori delle prima giornata.

Domenica 14 febbraio

I lavori riprendono proseguendo la discussione del punto 3 dell’ O.d.g.

Tavola Rotonda

sabato 23 aprile dalle 16 alle 19

La tavola rotonda di apertura è programmata per offrire ai convegnisti una visione articolata del tempo nel quale le comunità sono chiamate a vivere, siamo interessati, in particolare, ad una valutazione delle “ricadute” derivanti dell’azione di papa Francesco e dalla sua ” presenza” nella chiesa e nella società.

Di che qualità è il vino nuovo, e quali problemi pone agli otri, fra cui le stesse Cdb, che sono “interessati” a riceverlo?

E’ indubbio che, indipendentemente dalla valutazione, il pontificato di Francesco rappresenta una novità nella storia, ma soprattutto nell’attualità della Chiesa e, più in generale, delle chiese e dei rapporti tra esse, con evidenti conseguenze sulle società e sui rapporti fra gli stati.

I relatori invitati saranno
•Maria Bonafede: pastora valdese a Torino e già Moderatore della Tavola valdese
•Maria Soave Buscemi: Biblista brasiliana formatrice in “Lettura Popolare della Bibbia”,
•Pier Luigi Di Piazza: presbitero fondatore del Centro “Ernesto Balducci” a Zugliano (UD)
•Sergio Tanzarella: docente alla Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale

Gli interventi, della durata di 20 max 30 minuti, saranno coordinati da Marcello Vigli

Laboratori

Vengono confermati i 4 laboratori già proposti

I° laboratorio:

linguaggi e contenuti della fede: alla ricerca di nuovi linguaggi e prassi della fede che parlino al nostro tempo

a cura della comunità di Pinerolo – via città di Gap
•esplorare la pluralità dei linguaggi esistenti.
•ostacoli che linguaggi ed immaginari possono creare alla fede.
•creatività comunitaria nel dire Dio oggi

II° laboratorio:

piccole comunità cristiane testimonianti modi nuovi di essere chiesa nella società di oggi

a cura della comunità di Modena – coordinato da Bepi Campana (da confermare)

Le nostre Piccole Comunità non clericali possono crescere anche fuori dalle Istituzioni; piccoli gruppi laici che possono anche essere in supporto alle Parrocchie ma avere un proprio legame col territorio, per essere al servizio del territorio. Sono le esperienze di liberazione che nascono tra la gente (otri nuovi) che permettono di illuminare in modo nuovo la Parola. Spazio anche a Gruppi di Donne molto attive e senza preti.(B. Manni)

III° laboratorio:

solitudini del tempo presente: testimonianze e scelte nelle situazioni di disagio: le comunità ascoltano, condividono e si interrogano – a cura della comunità di Verona in collaborazione con comunità di Gorizia, gruppo “Raab” di Rovereto

IV° laboratorio:

la chiesa di base al tempo di Francesco

a cura della comunità del Cassano di Napoli

Organizzazione dei laboratori

Francesco della comunità di via città di Gap (Pinerolo) propone di inviare preventivamente – entro la fine di Marzo – una pagina informativa sul tema del laboratorio da mettere nella cartellina (e pubblicare sul sito).

Si decide inoltre che ciascun laboratorio produrrà un report finale per gli “atti” redatti in formato digitale e da pubblicare sul sito delle cdB.

Ciascun laboratorio relazionerà sulle attività svolte durante la assemblea comunitaria nella mattinata di lunedì 25 con interventi di 5 minuti per ciascun laboratorio.

Le attività dei laboratori dovranno tenere presente il percorso delle donne già in atto, e ovviamente del tema dell’incontro.

“Fiera” e “Piazza dei progetti comunitari”.

Lo spazio espositivo sarà realizzato all’ingresso nell’area prospiciente la reception.

Essendo stata manifestata la richiesta di poter presentare progetti specifici attivati o in progettazione da parte delle singole comunità, si è deciso di dedicare un momento specifico di presentazione.

La “Piazza dei progetti comunitari” sarà realizzata in assemblea plenaria la domenica mattina a partire dalle ore 9, fino alla 9,45.

Massimo di 10 progetti: per la ammissione varrà la data di iscrizione

Le richieste di intervento dovranno essere presentate preventivamente tramite la scheda di prenotazione, entro fine marzo

Sono previsti interventi di 3 massimo minuti (la durata effettiva sarà commisurata al numero effettivo di interventi richiesti).

Ciascuna comunità può inviare una sola scheda di prenotazione

Paolo S aprirà la “piazza dei progetti comunitari” con la presentazione delle novità del sito web.

Assemblea eucaristica

a cura della comunità di “Pinerolo Viottoli” dalle 9 alle 13

all’interno della assemblea eucaristica saranno presentati
•i risultati dei 4 laboratori,
•“Carcere, riconciliazione–misericordia” – una testimonianza Paola Cigarini del Gruppo Carcere-Città (MO)
•scambio di riflessioni

Scheda di iscrizione

la scheda di iscrizione singola dovrà contenere informazioni relative a:
•dati anagrafici
•comunità di appartenenza
•tipo di camera desiderata: singola, doppia, matrimoniale, altra (da specificare)
•esigenze alimentari, allergie e intolleranze: menu vegetariano, senza glutine, …
•modalità di arrivo: treno, auto, aereo,…
•utilizzo della navetta dalla Stazione FS al CUM: orari e modalità
•scelta del laboratorio
•la scheda dovrà essere inviata preventivamente alla Segreteria Tecnica entro il 31 marzo.

la scheda di iscrizione di comunità dovrà contenere informazioni relative a:
•dati anagrafici
•servizi richiesti: spazio in “Fiera”
•intervento nella “Piazza dei progetti comunitari”

•la scheda dovrà essere inviata preventivamente alla Segreteria Tecnica entro il 31 marzo

Ristorazione

Sarà disponibile un menù vegetariano dea concordare con il CUM.

Paolo Ferrari è incaricato di redigere una lista di piatti specifici.

Inviti

Si decide di inviare inviti formali a:

– Vocatio, Preti operai, NSC, CdB EU, Viandanti, Evangelici…

Preventivo economico XXXVI° incontro

Per favorire la partecipazione si è deciso, anche in considerazione delle attuali disponibilità di cassa, di costituire un fondo di perequazione del valore di 1.000 euro.

Le modalità di erogazione saranno definite in sede di incontro sulla base delle richieste avute.

4.– Sito web

Paolo relazione sulla situazione attuale.

La pagina Facebook (FB) è molto visitata diversamente dal sito. D’ora in poi sarà la nostra vetrina principale.

Paolo comunica di aver attivato di sua iniziativa una “sponsorizzazione” a pagamento per promuovere la pagina FB, al costo di circa 2 euro giornalieri con buoni risultati.

A seguito di ciò i “mi piace” sono aumentati e si incrementano con continuità. Si è perciò deciso di mantenere la ” sponsorizzazione” fino a fine aprile. I costi pregressi e quelli fino a fine aprile saranno finanziati dalla cassa della segreteria tecnica.

Il sito sarà aggiornato (anche graficamente) e sarà dedicato prevalentemente ai nostri contenuti.

Ciò consentirà di avere un aggiornamento meno oneroso, anche in ragione delle diminuite disponibilità di Paolo, legate alla sua più stabile attività lavorativa.

E’ però necessario che le comunità si facciano carico di alimentare il sito con contenuti originali.

I “primo piano” resteranno visto anche il buon seguito e la buona programmazione gestita da Salvatore C.

Verrà realizzato un “Primo Piano” (editoriale) specifico per presentare la nuova filosofia di gestione e i cambiamenti del sito web.

Un nodo cruciale dei contenuti è quello relativo agli atti dei nostri incontri.

Spesso c’è solo il programma. Si invitano le comunità/singoli che al tempo hanno organizzato i vari incontri a “completare” gli atti recuperando tutti i materiali introduttivi e finali disponibili.

Paolo, all’interno della “piazza dei progetti comunitari” (domenica mattina prima dei laboratori) presenterà le novità del sito.

5.– Comunicati

La attuale organizzazione dei comunicati, passata la fase di rodaggio, si è dimostrata efficace e funzionale, anche grazie alla disponibilità di Gilberto S nella fase di redazione.

Beppe M supporterà Marcello V nella proposizione di comunicati.

Massimiliano Tosato
Segreteria tecnica nazionale delle CdB

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