5° settimana del 2018

– Giovedì  1 febbraio dalle ore 16,30 alle ore 18, incontro del gruppo per la preparazione della liturgia domenicale nella saletta piccola in via Curie. I’incontro è aperto a tutti quelli che vogliono partecipare.

– Sabato 3 Febbraio alle ore 18 la Comunità incontra il vescovo don Erio
Nell’ultimo incontro ci aveva chiesto di parlare con lui della sua ultima lettera pastorale sulla parrocchia. Ci siamo confrontati sul documento per due domeniche mattina prima della liturgia.

Sono emersi alcuni punti chiave che noi riteniamo importanti:

  • A) Ci sembra che la parrocchia non riesca a fare un catechismo capace di interessare i giovani dopo la “chiesa dell’obbligo” la Cresima. Ma che non abbia comunque trovato un linguaggio adatto per coloro che si rivolgono alla chiesa anche per una certa impreparazione dei preti e dei catechisti.
  • B) Pensiamo che la Parrocchia debba strutturarsi in comunità più piccole per favorire la conoscenza e il dialogo.
  • C) Nella lettera pastorale non si è sufficientemente parlato della importanza della donna nella chiesa e nella parrocchia.
  • D) E’ stato osservato che quando si parla di accoglienza degli immigrati sembra emergere un approccio piuttosto assistenziale. (P.S. La risposta potrebbe essere espressa nella lettera alla città del Vescovo per San Geminano allegata).
    Lettera vescovo 31 1 18
  • E) Nella parrocchia è necessario una maggiore partecipazione di tutte le componenti della comunità: ‘laici’, uomini, donne, prete, consiglio pastorale, volontari ecc..

Le nostre osservazioni-domande, sono in parte espressione della lunga esperienza della nostra comunità, dove ognuno parla liberamente senza il controllo e il giudizio del “prete”. Donne e uomini presiedono alla liturgie. Dove grande importanza ha la preghiera domenicale con il commento della Parole e le preghiere collettive e personali.

Sandro Desco che presiederà all’incontro, chiede di preparare possibili riflessioni per iscritto a mò di domande per invitare don Erio a dare delle risposte. Il tempo a disposizione è piuttosto breve quindi si chiedono interventi brevi e l’attenzione a lasciare parlare anche altri. Per l’importanza dell’incontro siete pregati di intervenir tutti.

Alle ore 20 seguirà uno spuntino con pizza.

 

Ricordiamo che Venerdì 2 febbraio 2018 alle ore 21 alla Palazzina Pucci Largo Pucci 40

Cinquant’anni dopo: Chiara Cruciati e Michele Giorgio (presentazione del libro), parleranno dei territori palestinesi occupati e il fallimento della soluzione dei due stati.  (Nexus, Mo e Jenin, Pax Christi, Obverseas, gruppi ai quali amici della comunità partecipano).

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PRETE IN UNA COMUNITA’ DI BASE dalla CdB Viottoli di Pinerolo (TO)

“Prete e comunità”: chiariamo subito che noi non parleremo di comunità in senso universale (comunità parrocchiali, religiose, e quant’altre), ma, partendo da noi e dalla nostra esperienza personale, desideriamo parlare di una “comunità di base”, quella in cui viviamo la nostra fede dal suo inizio, dalla notte di Natale del 1973. Siamo coscienti di questo orizzonte limitato, ma di parrocchie non abbiamo più esperienza da allora: altri e altre ne parleranno.

Parlare di preti, poi, non è facile, perché ognuno/a, partendo da sé, parte dalla propria esperienza di relazioni non con “i preti”, ma con “un” prete, “quel” prete, che tanti/e conoscono e con il quale hanno avuto o hanno una relazione diversa dalla tua, per cui non si riconosceranno nel tuo racconto. Pensiamo, in particolare nel nostro caso, alle amiche e agli amici che lo hanno sostenuto e seguito nella sua scelta e con cui restiamo in relazione di amicizia affettuosa. E, poi, a tutte quelle persone che non si interrogano sul senso umano ed evangelico del paradigma “pastore/gregge”: lo accettano come il sole che sorge ogni mattina. E’ chiaro che siamo tutti/e diversi/e, anche nelle forme delle nostre relazioni, comprese quelle nei confronti della stessa persona.

Allora, o non ne parliamo o corriamo coscientemente il rischio di attirarci critiche, anche aspre, anche cattive… Abbiamo ben presente a cos’è andata incontro Mira Furlani dando alle stampe la sua narrazione della nascita della CdB dell’Isolotto a Firenze e, in particolare, della sua relazione con Enzo Mazzi, “don” Enzo Mazzi. Per chi non l’avesse ancora letto, il libro si intitola “Le donne e il prete. L’Isolotto raccontato da lei”, ed. Gabrielli 2016.

(Beppe) – Un’altra donna…

La mia gamba sinistra era aumentata di circonferenza in maniera misteriosa e preoccupante… Una catena di consulenti mi ha fatto arrivare a casa di Assunta, esperta di massaggi, compreso quello linfodrenante di cui avevo bisogno io. Fin dalla prima seduta Assunta mescola massaggi e parole: “Io condivido la scuola di pensiero secondo cui la linfa è la sede delle emozioni. Se i tuoi nodi linfatici si sono inceppati, è probabile che vogliano dirti che hai qualche nodo emotivo da sciogliere…”. E’ un lampo! Sì, un nodo da sciogliere ce l’ho, bello grosso, e adesso, con lei, lo riconosco e lo nomino. Le racconto la delusione e la rabbia che mi porto dentro da quando “don” Franco Barbero ha lasciato la comunità di base, che avevamo collaborato a costruire insieme, per fondarne un’altra, sempre a Pinerolo, senza darci spiegazioni soddisfacenti. E, mentre parlavo, mi sono sentito invaso da un’emozione dolce, piacevole: sentivo sciogliersi quella rabbia, quel risentimento, grazie a lei. Poi ho anche trovato le parole adeguate per formulare questa nuova consapevolezza: ho scelto di rispettare la sua libertà di deludere il mio desiderio. Mi sembra di aver fatto un piccolo passo avanti sulla strada della convivialità e del rispetto delle differenze…

Però i problemi rimangono ed è utile nominarli e analizzarli, con il desiderio di confrontarli con altri e altre che li riconoscano come propri. Specialmente dopo aver letto il libro di Mira Furlani penso che di queste questioni sia bene parlare senza aspettare che i preti siano morti. Aspettare che siano morti significa non aver fiducia nella possibilità di un loro cambiamento, significa rassegnarsi a subire il modello di comunità da loro incarnato, significa non aver fiducia nelle possibilità trasformative del dialogo tra persone sincere… L’altra scelta è andarsene, lasciando perdere fede, Bibbia, teologia, comunità… l’hanno fatta in tanti e tante. E’ bene parlarne, invece, perché sono questioni che non riguardano solo il singolo, ma l’intera categoria, la casta, e le forme delle loro relazioni con le persone delle comunità in cui vivono e praticano il ministero. Siamo convinti/e che parlarne faccia solo bene, perché non abbiamo strumenti più pacifici e pontefici delle parole, dello scambio di pensieri e di esperienze di conversione/cambiamento.

(Beppe e Carla) – Senza prete le comunità muoiono…

Questa è una tesi intorno alla quale il dibattito è infinito. Purtroppo ci sono tante esperienze che la suffragano: siamo pur sempre in ambito religioso cattolico e nessuna comunità di base – che noi sappiamo – è nata se non per iniziativa o intorno a un prete, e alcune di esse, quando il prete è stato allontanato dal vescovo (erano cdb in ambito parrocchiale) o è morto, quelle comunità sono scomparse, si sono sciolte… Anche la nostra è nata quando il nostro desiderio di libertà dai vincoli parrocchiali si è incontrato con la proposta di Franco Barbero di dar vita anche a Pinerolo a una cdb. Ma abbiamo continuato serenamente la nostra vita di comunità anche dopo che il suo “presbitero” è stato ridotto allo stato laicale da “san” Giovanni Paolo II.

Siamo però consapevoli, da molto tempo, che se l’animazione praticata dal prete non è finalizzata a formare uomini e donne “adulti/e”, come si è sempre detto e scritto, liberi/e e consapevoli della propria libertà anche nella vita di fede, capaci anche di dar vita a comunità e di animarle… queste moriranno con lui. L’esperienza ci dice che, salvo rare e preziose eccezioni, anche in cdb i preti tendono a voler essere riconosciuti come pastori di un gregge (il loro ruolo istituzionale), centro indispensabile attorno a cui si riunisce la comunità. Quando questo riconoscimento viene a mancare, perché nasce e cresce la consapevolezza che essere comunità “di base” significa abbandonare ogni forma gerarchica, imparare a stare tutte e tutti “in cerchio senza centro” – e senza nessun posto fisso per nessuno/a neppure nel perimetro del cerchio – il prete o si interroga e si “converte”, cambia, o se ne va in un’altra comunità che lo riconosca come proprio pastore.

Cambiare si può

(Beppe) Noi gli chiedevamo di cambiare, di diventare “uno di noi”, continuando a mettere a servizio della comunità i suoi talenti e le sue competenze, che abbiamo sempre riconosciuto con gratitudine, approfittandone a piene mani. Ma lui ci diceva: “Lasciatemi fare il prete; sono solo capace di fare il prete…”. Questo, per me, è un nodo importante. E’ come se ci dicesse: “Non voglio cambiare”. Come se ci fosse un modo solo di fare il prete, quello che in seminario mi era stato illustrato con definitiva chiarezza: “Noi non abbiamo niente da imparare dagli altri… noi dobbiamo insegnare!”. Per chi ha interiorizzato questo modello sembra davvero difficile scegliere la strada del cambiamento. Che resta una scelta possibile a chiunque, purché ne sia consapevole e scelga di praticarla. Credo che il “gruppo di autocoscienza maschile” sarebbe stato anche per lui un aiuto prezioso.

(Carla e Beppe) I problemi erano legati soprattutto alle forme diverse che cercavamo di dare alla nostra comunità. A mano a mano che abbiamo scelto di abbandonare la delega (che per anni – e per comodità – gli avevamo accordato – e che lui non ha mai rifiutato), ci siamo dovuti/e confrontare con la sua indisponibilità a vivere in una comunità davvero “di base”, tutti e tutte in cerchio alla pari, mettendo ciascuno e ciascuna i propri talenti e le proprie competenze a servizio della comunità.

Ripensandoci “a bocce ferme”, l’errore originario è stato probabilmente quello di chiedergli di continuare a fare il prete a tempo pieno, invece di cercarsi un lavoro come tutti e tutte noi… Saremmo diventati/e più facilmente un “cerchio di uomini e donne alla pari”. Ma lui era prete e voleva restare tale, mentre noi questa maturazione l’abbiamo compiuta negli anni. E così la comunità di base è rimasta sostanzialmente una parrocchia, in cui il prete non si chiamava parroco, ma era lui che si occupava praticamente di tutto, coadiuvato da un “servizio di direzione” che ha funzionato bene finché le sue e le nostre proposte non sono entrate in conflitto, finché non abbiamo cominciato a parlare della necessità di passare da una pastorale “individuale” – del prete, l’unica persona che potesse incarnare quella pratica – a una pastorale “collettiva” della comunità, cercando di imparare, con il suo aiuto, a svolgere in gruppo, magari a rotazione, alcuni dei compiti che erano appannaggio esclusivo del prete, che mostrava di non voler cedere assolutamente quelle deleghe.

Ad esempio: lui ci aveva aiutati/e a superare a poco a poco pregiudizi e stereotipi e a entrare in relazione serena e libera con le persone omo e trans-sessuali, ma quando gli abbiamo proposto di coinvolgerci di più, come comunità, nella preparazione di quelle coppie al matrimonio, lui ci ha semplicemente comunicato che da quel momento avrebbe celebrato i matrimoni a Torino, in un’altra comunità disponibile. La giustificazione era che le coppie cercavano lui, non la comunità, e che sposi/e e famiglie volevano una cerimonia tradizionale, con il prete “vestito da corsa”, come lui definiva scherzosamente i paramenti liturgici che indossava per l’occasione. La loro motivazione era senz’altro legittima e comprensibile: volevano che il loro matrimonio apparisse legittimato alla pari di ogni altro celebrato in ogni altra chiesa…

Ma la comunità finiva per essere solo contorno, non protagonista di questa “rivoluzione”. A Franco però – non lo dichiarava apertamente, ma per noi era chiarissimo – era necessario “avere una comunità” per dare senso al suo ministero e, nello stesso tempo, essere credibile nei confronti di chi gli chiedeva di officiare un rito… Cominciavamo a provare insofferenza verso quel modello di “matrimonificio” (così lo chiamava un amico gay), che continuava ad affidare alla comunità il ruolo di “claque”, che prega, canta, batte le mani, fa gli auguri… mentre i protagonisti dell’azione (preparazione e celebrazione del matrimonio) sono solo loro: gli sposi e il prete. Più cresceva la nostra consapevolezza, più ci vedevamo come due entità distinte: noi e lui, il gregge e il pastore… Non eravamo ancora una vera comunità, e volevamo invece diventarlo, a poco a poco.

La libertà e l’autonomia, che cercavamo lasciando la parrocchia e la sua gerarchia, non vuole vincoli, se non quelli della reciprocità. Così abbiamo cominciato a sentirci e renderci liberi/e anche nei suoi confronti, a vivere in autonomia gruppi e iniziative in cui lui non si coinvolgeva – e che per lunghi tratti ha persino sottoposto a critiche anche aspre: il gruppo donne e la loro prima ricerca sulle teologie femministe, che è poi diventata un quaderno della rivista Viottoli dal titolo “Nel segno di Rut”; il gruppo di autocoscienza maschile, nato all’interno della cdb, ma che lui non voleva che venisse percepito come un gruppo della comunità, mentre per noi era sempre più chiaro che il cambiamento di vita, che ci chiede il Vangelo di Gesù, è una pratica sessuata, radicalmente diversa per gli uomini e per le donne; il “gruppo ricerca”, nato dal desiderio di alcuni e alcune di cercare risposte che il solo studio della Bibbia, per quanto ripetuto con impegno negli anni, non ci dava (abbiamo cominciato dalla domanda: cosa c’era prima dell’ebraismo, prima del monoteismo, prima del patriarcato?). Quello femminista è diventato il nostro paradigma preferito…

(Carla) Siamo alla fine degli anni ’80. Nella nostra comunità di uomini e donne, alcune di noi, grazie a percorsi e contatti con donne esterne alle Cdb, abbiamo dato vita a un “gruppo donne”, che ci ha permesso di far comunità tra noi, portatrici, nei luoghi misti, di una “misura” femminile sulle cose del mondo e della spiritualità. Anche a livello nazionale ha preso corpo un collegamento stabile tra le donne delle comunità di base ancora esistenti nelle città del centro-nord. Questo percorso separato ha avuto il merito di aprire in diverse occasioni il conflitto uomo-donna nei luoghi misti dei convegni, dei seminari, sulle riviste e sui siti delle comunità.

Riporto quanto abbiamo scritto Doranna ed io nella prefazione al libro Le donne e il prete di Mira Furlani: “L’inizio delle nostre storie si concentra attorno a figure carismatiche di preti progressisti e amanti del Vangelo. Uomini coerenti, che credevano fermamente, oltre che in Dio, nella giustizia, nella libertà e nell’uguaglianza tra i popoli e tra i sessi; sicuramente, anche ai nostri occhi, il meglio del genere maschile. Ma tra le donne e i preti, si sa, c’è qualcosa che attrae e qualcosa che respinge e in mezzo, probabilmente, una grande mancanza: quella di una insignificanza simbolica dovuta all’assenza di parole, tradizioni, pratiche femminili. Una nostra stimata e autorevole amica dice che noi donne siamo rivali dei preti nella capacità che abbiamo di parlare autorevolmente alle nostre simili. Siamo potenzialmente madri spirituali e simboliche, ma in questa relazione, non prevista nella nostra chiesa e nella nostra società, il maschile si mette di mezzo e fa ingombro. Nei nostri collegamenti nazionali di donne delle Cdb stiamo lavorando da trent’anni per sciogliere questi nodi”.

Moriranno le cdb?

(Carla e Beppe) Siamo consapevoli che “queste” CdB si estingueranno gradualmente, a mano a mano che moriremo noi che le abbiamo incarnate. I nostri figli e le nostre figlie quasi dovunque fanno altre scelte… molta gente le frequenta perché c’è “quel prete” carismatico, che è un piacere ascoltare e che sa prendersi a cuore i loro problemi… Ma quando non ci sarà più?  Crediamo che sia davvero ora di andare “oltre le religioni”. Le cdb hanno rappresentato un luogo di passaggio dalla religiosità tradizionale a una spiritualità consapevole e incarnata, ma – ce lo diciamo sempre più spesso, con convinzione – non ha futuro, dopo di noi, questa forma di comunità, fatta di studio biblico settimanale, di assemblea eucaristica almeno quindicinale, di ricerca teologica ispirata dal pensiero della differenza sessuale, di partecipazione coerente alla vita del movimento delle CdB, italiane ed europee…

Abbiamo gettato dei semi, in questi anni, e alcuni li vediamo germogliare. Il nostro futuro oltre noi lo vediamo ovunque si pratichi la convivialità delle differenze, a cominciare da quelle di genere e di orientamento sessuale, nei gruppi donne e nei gruppi uomini, nelle associazioni per “uscire dalle guerre” e “liberarci dalla violenza”, nelle lotte per la giustizia e la salvaguardia dei beni comuni, eccetera eccetera… Anche grazie a “quei preti” abbiamo imparato che il Vangelo di Gesù non ci invita a professare una fede secondo i dettami di una gerarchia maschile e maschilista, ma a praticare il grande comandamento dell’amore universale. Ognuno e ognuna “secondo il proprio genere”, che è personale, individuale – come ci ha suggerito Cosimo Scordato, prete all’Albergheria a Palermo: “Ogni persona ha il suo genere e la comunità deve aiutare ciascuno/a a diventare la persona che è incamminata ad essere”. Questo richiede libertà anche nelle relazioni reciproche: ognuno/a ricerchi, studi, preghi, pensi… con la propria testa e il proprio cuore, a partire da sé e rispettando la libertà di ogni altro/a; poi racconti con sincerità la propria esperienza e la propria verità.

La CdB è stata ed è, per noi, luogo speciale per questo apprendimento ed esercizio quotidiano di libertà. La nostra gratitudine va a tutti e tutte coloro che ci sono stati/e e ancora ci sono compagni/e di strada, a cominciare da Franco Barbero che da quel giorno ci ha aiutato a dare senso e direzione al nostro desiderio.

Carla Galetto e Beppe Pavan
Esodo n°4/2017 – www.esodo.net

Seminario CdB di Rimini

clicca –> a proposito del SEMINARIO 2017 di Rimini

appunti di Stefano Toppi  (CdB San Paolo – Roma)

Collegamento nazionale CdB – Bologna: 3-4 Giugno 2017

Collegamento nazionale CdB
Bologna, 3-4 giugno 2017

 

Nei giorni 3 e 4 giugno 2017 si è riunito a Bologna (Calderara di Reno) il Collegamento nazionale delle Comunità cristiane di Base italiane, per discutere sul seguente Ordine del giorno:

  1. Resoconto sull’incontro del collettivo europeo delle CdB tenutosi a Roma a fine aprile
  2. Situazione economica e contribuzioni annuali delle CdB
  3. Organizzazione del prossimo seminario nazionale CdB (Rimini, 8 – 10 /12/2017)
  4. Varie ed eventuali.

 

Partecipanti:

 – Rosario Carlig – CdB Nord Milano

– Paolo Ferrari, Anna Caruso – CdB Verona

– Carla Galetto, Luciana Bonadio, Beppe Pavan, Paolo Sales– CdB Viottoli, Pinerolo

– Beppe Manni, Mauro Pugni, Donata Cabrini, Laura Rebuttini – CdB Villaggio

Artigiano, Modena  (solo il sabato)

– Massimiliano Tosato e Paola Pancaldi (solo il sabato) – CdB Bologna

– Paola Cavallari  (solo il sabato) – Esodo, Bologna

– Giuseppe Bettenzoli – CdB Isolotto, Firenze

– Salvatore Ciccarello, Fiore Mannarino – CdB San Paolo, Roma

– Corrado Maffia, Vincenzo Cortese – CdB Cassano, Napoli

– Giovanni Fava, Nicoletta Sonino – Noi Siamo Chiesa, Padova

Hanno comunicato di non poter essere presenti le CdB di via Città di Gap (Pinerolo), Luogo Pio (Livorno), Oregina (Genova).

 

1 – Situazione economica e contribuzioni annuali delle CdB

I lavori hanno inizio alle ore 15,30. Luciana e Paolo, a nome della Segreteria tecnica, illustrano il bilancio consuntivo al 31 maggio 2017.

A tal proposito vengono invitate le CdB che non hanno ancora provveduto a effettuare al più presto il versamento della quota annuale utilizzando il c/c della Segreteria:

Conto BancoPosta n° 3997287

Intestatari: SALES PAOLO – GHIRARDOTTI DOMENICO

IBAN: IT 26 B 07601 01000 000003997287

 

2 – Resoconto sull’incontro del collettivo europeo delle CdB tenutosi a Roma a fine aprile

 Massimiliano Tosato espone in modo dettagliato ed esauriente lo svolgimento dell’incontro e le proposte scaturitene seguendo quanto riportato nella traduzione italiana della bozza di Verbale dell’Incontro del Collegamento delle CdB EU a Roma (28 – 30 aprile 2017) di seguito riportata

(…) punto 4 all’o.d.g.

L’incontro è proseguito con valutazioni e proposte circa il prossimo incontro europeo, che sarà il 10° dopo 25 anni dal primo incontro ad Amsterdam (12-15 maggio 1983).

Circa la data, su proposta degli italiani si è scelto di fare l’incontro il 21, 22 e 23 settembre 2018 (o in alternativa il 28, 29 e 30 settembre).

 Il luogo sarà Rimini presso la “CASA PER FERIE DON BOSCO”. La scelta del luogo (Rimini anziché Roma come proposto nell’incontro di Vienna del 2106) è scaturita da due diversi elementi: il costo complessivo sensibilmente inferiore alle ipotesi romane e la capienza gestibile con maggiore flessibilità.

 Circa le tematiche, considerata anche l’attuale situazione “viva” in Europa in particolare per quanto concerne il problema dei migranti, le parole chiave individuate sono: solidarietà, immigrati, impegno sociale e comunione con la natura (come effetto sui poveri e come attitudine spirituale).

E’ stato perciò proposto il seguente titolo: “Una chiesa povera e dei poveri per un mondo più giusto“.

Nessuna decisione sui titoli/temi dei laboratori, che verranno definiti, anche sulla base delle proposte dei paesi, il prossimo anno.

 

Modalità organizzative e impegni

 Sulla linea di quanto fatto in precedenza si è deciso di realizzare un “Quaderno” stampato (per ciascuna delle 5 lingue del collegamento: francese, inglese, spagnolo, italiano, tedesco) contenente i documenti preparativi per l’incontro. Il Quaderno sarà realizzato sulla falsariga di quello fatto per l’8° incontro a Vienna nel 2009.

 Ciascun paese/regione realizzerà:

  1. una “Scheda di presentazione paese/regione” con informazioni sulle Cdb locali: numero, tipologia, attività… da inviare entro la fine del 2017
  2. una “Relazione” scritta sul tema del 10° incontro, da inviare entro maggio 2018

Le relazioni dovranno pervenire alla segreteria del collettivo europeo entro le date previste e dovranno essere prodotte in formato A5 con lunghezza massima di 2000 caratteri in Times New Roman (pt.11).

Il quaderno conterrà anche i testi delle preghiere comuni previste e delle letture e canti della assemblea eucaristica.

Sono stati inoltre affrontati vari aspetti pratici e in particolare si è stabilito che:

– le iscrizioni dovranno essere fatte entro maggio 2018

– la segreteria preparerà una bozza di “Scheda di iscrizione” da validare entro fine 2017, unitamente ad una “Scheda di prenotazione spazio espositivo”: libri, oggettistica, progetti…

Sulla base delle esperienze precedenti – Vienna e Buizingen – sono state analizzate le soluzioni adottate, positive e non, per migliorare alcune criticità emerse. Sono state focalizzate in particolare le modalità di organizzazione della prima serata, della relazione introduttiva e della assemblea eucaristica, come momenti cui porre un’attenzione specifica, con soluzioni più funzionali e migliorative.

 

Decisioni operative del Collegamento nazionale

Abbiamo convenuto che per preparare adeguatamente la nostra partecipazione è necessaria una riunione specifica del nostro Collegamento. La proposta è di partecipare in autunno al convegno presso il Monastero del Bene Comune di Sezano (Verona) sulla povertà, dedicando il sabato pomeriggio al convegno e la domenica mattina al Collegamento.

Per l’incontro europeo del 2018 dovremo inoltre decidere in merito a: scheda tematica specifica, chi invitare per la relazione introduttiva al laboratorio a cura dell’Italia, la preparazione dell’eucarestia.

 

3 – Organizzazione del prossimo seminario nazionale CdB (Rimini, 8 – 10 dicembre 2017)

 La discussione è stata articolata e attenta agli apporti di ciascuno/a, permettendoci di concludere sul “punto” alle 10,30 di domenica – e l’intero incontro alle 11.30 – con grande soddisfazione di tutti e tutte. Importanti sono stati anche i vari contributi scritti circolati nelle settimane precedenti.

Siamo partiti/e dalla proposta elaborata dalla segreteria sulla scorta del dibattito al precedente Collegamento e dei primi contributi ricevuti. Il confronto tra noi ha preso in esame ogni punto, approfondendo in particolare (raccogliamo e rilanciamo solo alcune suggestioni significative):

 

Oltre le religioni

  • “non credo alla riforma delle religioni: dobbiamo andare oltre le religioni”
  • oltre le religioni: la spiritualità
  • dalle religioni alla spiritualità
  • la spiritualità è di tutti, religiosi e non
  • la spiritualità è il nostro ossigeno

L’inutile fardello

  • Nicoletta Sonino e Giovanni Fava hanno proposto di riflettere anche sul testamento spirituale di Ortensio da Spinetoli, contenuto nel suo libro “L’inutile fardello”
  • Uno degli inutili fardelli è il patriarcato
  • “Andate e predicate il Vangelo a tutte le creature”: anche ai sassi! E’ la forza della vita: tutto si tiene se c’è armonia tra tutte le creature
  • Noi siamo sicuri/e di andare oltre le religioni? Il seminario e i laboratori ci permettono di riflettere su “a che punto siamo di questo cammino?”

 Seminario interno

  • abbiamo convenuto che quello di dicembre deve essere un “seminario di studio interno al movimento delle CdB italiane”; chi desidera partecipare è invitato/a a confrontarsi sui temi che stanno a cuore a noi
  • dopo qualche chiarimento abbiamo confermato l’importanza di avere, su ogni tema, due interventi introduttivi: di un uomo e di una donna; non in nome della parità di genere, ma per essere arricchiti/e dalla loro differenza

Sul piano strettamente operativo abbiamo condiviso la proposta di lavorare in assemblea plenaria il venerdì pomeriggio, dedicando ai piccoli gruppi le due sessioni del sabato. Per “alleggerire” il secondo giorno abbiamo scelto di invertire le due serate, dedicando il dopocena del sabato alla festa.

 

Pronunciamoci anche sulla proposta di ospitare sui pieghevoli che conterranno l’invito e il programma del Seminario pubblicità a pagamento di alcune case editrici a noi vicine, se accogliessero l’invito: Gabrielli, Chiarelettere, Conoscenza, Adista…, in considerazione anche delle spese a cui dovremo far fronte per organizzare il convegno europeo del 2018.

Entro la fine del mese vorremmo arrivare alla versione definitiva del programma. Vi chiediamo, quindi, di avanzare tempestivamente le vostre eventuali osservazioni e/o proposte.

La proposta finale uscita dal Collegamento è la seguente:

 

“BEATI GLI ATEI PERCHÉ INCONTRERANNO DIO” (Maria Vigil)

Per un cammino di spiritualità oltre le religioni

Seminario nazionale delle Comunità cristiane di base

Rimini, 8-10 dicembre 2017 – Casa per ferie Don Bosco

 

Venerdì 8 dicembre

dalle ore 13:30 accoglienza, sistemazioni, iscrizioni

ore 15:30 – inizio lavori: saluto della Segreteria, comunicazioni, informazioni organizzative

ore 16:00Claudia Fanti: “Per le CdB non è l’anno zero su questi temi; Adista è osservatorio e strumento per questa ricerca ‘Oltre le religioni’: il racconto di un’esperienza

ore 17:00Ferdinando Sudati e Giancarla Codrignani: “Il Cristianesimo è eresia” (cit. da L’inutile fardello di Ortensio Da Spinetoli)

ore 19:30 – cena

ore 21:00 – dialogo su don Milani con Valeria Milani Comparetti e Sergio Tanzarella a partire dai loro libri (rispettivamente: Don Milani e suo padre. Carezzarsi con le parole, edizioni Conoscenza 2017;   La parrhesia di don Lorenzo Milani. Maestro di vita e di coscienze critiche, edizioni Il pozzo di Giacobbe, 2017)

 

Sabato 9 dicembre

ore 9:00 – Marcelo Barros (o Augusto Cavadi) e Maria Soave Buscemi Dalle religioni alla spiritualità, per incontrare l’altro/a aldilà di dogmi e precetti

ore 10:30 – 12:30 – lavori a piccoli gruppi “A che punto siamo di questo cammino?

ore 13:00 – pranzo

ore 15.30 – Sergio Tanzarella e Letizia Tomassone: “Per un cammino di spiritualità oltre le religioni ogni novità ha bisogno di qualcuno/a che la proponga

ore 17:00-19:00 – lavori a piccoli gruppi “A che punto siamo di questo cammino?

ore 20:00 – cena

ore 21:00 – serata di festa

 

Domenica 10 dicembre

ore 9:00 – 12:00 – a cura di una CdB (aspettiamo di conoscere chi si offre…): come già fatto con successo in precedenti incontri, tutta la mattinata sarà dedicata alla celebrazione eucaristica, comprendendo anche il confronto in plenaria con i relatori e le relatrici  e tra di noi

ore 12:30 – pranzo, saluti, partenze

 

4) Varie ed eventuali

 Agenda della pace 2018 – Avete già ricevuto un promemoria, con l’invito a comunicare entro il 15 giugno alla Segreteria il numero di agende di Confronti che ogni CdB intende prenotare. Abbiamo deciso di far pubblicare anche quest’anno la nostra inserzione pubblicitaria, ordinandone un certo numero di copie (300 come l’anno scorso?)

 

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Il convegno di Sezano in autunno è convocato intorno all’appello “Per dichiarare illegale la povertà”. sarà anche l’occasione di parlare con Petrella per un impegno comune all’incontro europeo del 2018

 

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Quest’anno ricorre il 25° anniversario della “Lettura popolare della Bibbia”, nei giorni 30 agosto-3 settembre si svolgerà a Verona, presso il CUM un incontro sul tema “VENTI NUOVI PER NUOVI CAMMINI”. ALLA RICERCA DI NUOVE PRATICHE E NUOVI LINGUAGGI CHE APRANO AL RESPIRO DELLA  VITA (donne, impoveriti, terra).

La proposta è di partecipare con una presenza significativa delle nostre CdB. E’ stato inviato loro il seguente comunicato:

 

COMUNITA’ CRISTIANE DI BASE

Segreteria Tecnica Nazionale

c/o Cdb Viottoli

Via Martiri del XXI, 86 – 10064 Pinerolo (TO)

tel. +39 339 1455800 – +39 339 1733363

e-mail: segreteria@cdbitalia.it

 

Il Collegamento nazionale delle Comunità Cristiane di Base italiane, riunitosi a Bologna il 3 e 4 giugno 2017, accoglie con gioia l’annuncio della celebrazione del 25° anniversario del cammino della LETTURA POPOLARE DELLA BIBBIA in Italia.

Le CdB, condividendo la comune radice nella riscoperta del significato della Parola a partire dalla Vita e delle lotte degli impoveriti, colgono con gratitudine l’invito a partecipare all’incontro nazionale che si svolgerà al CUM di Verona dal 30 agosto al 3 settembre 2017, convinte che la condivisione delle differenti esperienze di intreccio tra Vita e Parola, in particolare legate all’approfondimento dei temi in programma nel vostro incontro (donne, impoveriti, terra), diverrà ricchezza per tutti e tutte.

Con fratellanza e sororità,

le donne e gli uomini del Collegamento nazionale delle Comunità Cristiane di Base italiane

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Il prossimo numero di Viottoli conterrà anche alcuni interventi su temi del libro “Oltre le religioni” di Marcello Vigli, Augusto Cavadi e Luciana Percovich. Chi ne desidera copie supplementari da diffondere in comunità ne comunichi entro il 30 giugno il numero scrivendo a fogliocdbpinerolo@gmail.com oppure viottoli@gmail.com.

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Ripartono le iniziative di “Chiesa di tutti Chiesa dei poveri”. La proposta è di partecipare al prossimo incontro del 2 dicembre a Roma.

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Don Milani e suo padre: i/le presenti al collegamento hanno già ricevuto l’email con le indicazioni per ordinare copie del libro con il 40% di sconto

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Per il Collegamento dei gruppi donne CdB e non solo resta da definire la data

Chiediamo scusa per eventuali imprecisioni e dimenticanze a cui vi invitiamo gentilmente di supplire e vi salutiamo con affetto.

verbale a cura di

Beppe Pavan e Paolo Sales

Don Erio e gli ex preti

PRETI EX E VESCOVO DI MODENA CASTELLUCCI

(Art. di Beppe Manni Gazzetta 24 aprile 2017: “don Erio e gli ex preti“)

Scheda Nella chiesa cattolica i preti (diocesani e religiosi) sono 416.OOO. In Italia sono circa 50.000. Nella diocesi di Modena 193 tra i quali 12 religiosi e 17 di altre diocesi e nazioni come polacchi, africani ecc. In tutta la chiesa circa 100.000 hanno smesso di fare i preti negli ultimi 50 anni; in Italia circa 8.000. Ogni anno 40 preti chiedono la “dispensa”. A Modena sono una ventina “viventi”. Negli ultimi 40 anni sono stati circa 40 (e altri sei se allarghiamo il conto alla diocesi di Carpi). Il “circa” è d’obbligo in quanto non è mai stato ‘pubblicato’ il numero dei presbiteri che hanno chiesto la dispensa. I motivi ufficiali di questa scelta secondo la chiesa sono: “Instabilità affettiva; immaturità, conflitti con il vescovo o con l’istituzione; perdita della fede; depressione”. I motivi reali sono per la quasi totalità, la scelta di sposarsi maturata anche in un contesto di solitudine affettiva, sollecitata dalla crisi del ruolo del prete oggi. La grande maggioranza di questi preti era preparata e ben inserita nelle realtà parrocchiali. Erano chiamati ‘spretati’ poi ex preti; preti ridotti allo stato laicale o che hanno ottenuto la dispensa. Per molti oggi sono i “preti sposati”. O sacerdoti che hanno abbandonato: in verità è la chiesa che ha allontanato dei sacerdoti che non sottostavano alla legge del celibato. Da molti anni da parte delle chiese specialmente brasiliane africane e nord europee, si chiede di prendere in considerazione una nuova figura del prete: celibe o sposato, uomo o donna.
L’incontro con il Vescovo Sabato 22 aprile alle ore 12 il Vescovo di Modena don Erio castellucci ha incontrato un gruppo di otto ex preti modenesi nella sua casa in arcivescovado. Ecco la lettera di invito: “Cari amici, alcune settimane fa uno di voi mi ha accennato all’ipotesi di un incontro semplice e conviviale con coloro che, un tempo presbiteri modenesi, hanno poi lasciato il ministero e hanno compiuto altre scelte, il più delle volte sposandosi e continuando a servire la Chiesa e il Vangelo con dedizione e competenza. Ho subito pensato che questa fosse una buona idea e la rivolgo a voi. Vi invito – chi può e chi vuole – ad un momento di scambio seguito dal pranzo in arcivescovado, presso la famiglia che abita con me, sabato 22 aprile. Potremmo trovarci a mezzogiorno e parlarci con semplicità e senza fretta durante il pranzo. Non ho particolare argomenti da proporre: mi piacerebbe che ci ascoltassimo a vicenda e condividessimo le esperienze vissute. Credo che possa essere di reciproco arricchimento. Vi saluto e spero di potervi incontrare nell’occasione. Don Erio Castellucci”. Le lettere di invito sono state 17, ma per motivi vari i presenti all’incontro conviviale con il vescovo erano otto. Don Erio ha chiesto ai presenti di raccontare la propria esperienza. Il prete ex più anziano era stato ordinato nel 1952 il più giovane nel 1987. Hanno esercitato il ministero sacerdotale per 5, 10, 20 anni e più, in contesti diversi. Tutti hanno trovato una certa difficoltà ad abbandonare il loro ruolo di prete e ad inserirsi come laici nella realtà sociale e lavorativa. Si sono progressivamente liberati del ruolo di prete e hanno costruito una nuova identità laica, più autentica. Hanno scoperto una fede più vera e personale, e la bellezza di stare con ‘amore’ in mezzo alla gente che conosceva e apprezzava le scelte compiute. E’ stato un arricchimento personale profondo e proficuo. Serenità che nasce dalla maturità affettiva e religiosa, anche grazie all’esperienza di vivere una famiglia e un’attività professionale. Molti hanno raccontato di essersi inseriti nelle realtà parrocchiali e diocesana, come catechisti, formatori, organizzatori o consiglieri dei parroci. O come insegnanti di religione nelle scuole. O come operatori culturali nella città. Oppure hanno trovato un ruolo in una Comunità di Base. La maggiore disponibilità di tempo e la nuova esperienza, hanno permesso di approfondire gli studi biblici e teologici con nuove prospettive e libertà. Non sembravano interessati a riprendere un ruolo “clericale”. Hanno lamentato il disinteresse ufficiale della gerarchia e della chiesa. Hanno riconosciuto l’eccezionalità dell’invito del vescovo che non voleva avvicinare “il figliol prodigo” ma era dettato dal desiderio di ascoltare. Don Erio infatti ha molto ascoltato. Ha detto che le porte si stanno aprendo anche grazie alla presenza di questo Papa che pur senza cambiare per ora le antiche regole ha aperto delle finestre. La chiesa cattolica di Oriente prevede i preti sposati e già dal tempo di Voitila sono stati accolti preti anglicani sposati “convertiti al cattolicesimo”. “Oggi, dice il vescovo, in diocesi ci sono 243 parrocchie e per molte di queste non possiamo garantire un prete. Anche se molti preti stranieri chiedono di venire a lavorare da noi, preferisco attraverso la ristrutturazion delle aree pastorali, coinvolgere non solo i preti ma anche i laici per una più diretta gestione delle comunità, per declericalizzare sempre di più le parrocchie e superare la divisione tra sacro (il prete) e il profano (il laico). E’ importante non solo assicurare una messa per le comunità ma la presenza pastorale e l’evangelizzazione. Una famiglia presente nella canonica potrebbe diventare un importante punto di riferimento per tutta la comunità. Vi chiedo di aiutarmi a capire di più la realtà diocesana attraverso il vostro punto di vista arricchiti dalla vostra esperienza di confine. Possiamo incontrarci ogni tanto per sviluppare alcuni aspetti della pastorale. Un primo appuntamento potremmo organizzarlo prima della fine dell’estate per confrontarci sulla “parrocchia” che è l’oggetto del prossimo anno pastorale: vi manderò una traccia su cui discutere”
Osservazioni conclusive Anche se le presenze all’incontro conviviale dei ‘preti emeriti’, come li chiama il vescovo, erano ridotte rispecchiavano la situazione generale degli ex preti almeno italiani. E’ importante l’iniziativa di don Erio in quanto ufficializza l’esistenza di questa realtà dimenticata e tenuta in una zona d’ombra per tanti anni, e riconosce l’opera passata e presente di questi preti che per molti anni hanno lavorato nelle parrocchie e ancora oggi sono una risorsa preziosa per la loro preparazione spirituale, teologica e pastorale. In verità è passato molto tempo e ognuno ha trovato un suo nuovo ruolo all’interno della società e della chiesa. L’accoglienza e la stima della gente nei confronti degli ex, lascia intendere che i tempi sono ormai maturi per cambiare la tradizionale figura del prete
Commento del Vescovo “L’incontro di sabato con un gruppo di persone che hanno svolto il ministero presbiterale e poi lo hanno lasciato è stato per me particolarmente ricco; il clima era molto costruttivo, le riflessioni erano filtrate da esperienze a tratti dolorose ma sempre vissute con autenticità; i presenti hanno detto che spesso il loro vescovo ha saputo accogliere e accompagnare la decisione di sospendere il ministero. In alcuni casi, però la decisione ha creato imbarazzo e ha generato un certo isolamento rispetto agli altri preti. Io credo che sia importante ascoltare coloro che hanno speso anni di vita nel ministero e che ora li spendono nella vita laicale, perché possono offrire a tutta la comunità la testimonianza di come il Signore sostenga e accompagni anche nei “fallimenti” e aiuti a mettere a frutto in altro modo i doni di ciascuno”. (Beppe Manni)

Collegamento nazionale delle CdB – sabato 3 e domenica 4 giugno 2017

Care amiche e cari amici,
care comunità e gruppi,

siete invitati/e a partecipare alla riunione del Collegamento nazionale delle CdB che si svolgerà presso l’hotel Meeting di Calderara di Reno (Bologna) sabato 3 e domenica 4 giugno 2017.
La riunione inizierà alle ore 15 di sabato; la conclusione è prevista per le ore 13 (pranzo escluso) di domenica.

Ordine del giorno:

  • Resoconto sull’incontro del collettivo europeo delle CdB tenutosi a Roma a fine aprile
  • Situazione economica e contribuzioni annuali delle CdB
  • Organizzazione del prossimo seminario nazionale CdB (Rimini, 8 – 10 dicembre 2017)
  • Varie ed eventuali.

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I costi delle camere – prima colazione inclusa – sono i seguenti:
camera doppia uso singola: € 49,00
camera doppia: € 62,00
camera tripla: € 72,00

Cena di sabato 3/6:  € 15,00  (primo, secondo, contorno a buffet, acqua, vino 1/4 a persona, caffè)

Chi partecipa al collegamento senza pernottare è comunque invitato/a, se possibile, ad essere presente ai lavori fin dal sabato pomeriggio.

Hotel Meeting, via Garibaldi 4 – Calderara di Reno (BO) – www.meetinghotel.it
L’hotel è raggiungibile con l’autobus n°91 TPER (linea Stazione Centrale-Calderara-Padulle-Bagno di Piano) dalla stazione di Bologna Centrale (30 minuti – fermata Calderara Garibaldi). Stiamo anche pensando di organizzare il trasferimento dalla stazione all’hotel in auto (a tal proposito chiediamo ai bolognesi e a coloro che giungeranno con mezzi propri di comunicarci l’eventuale disponibilità a svolgere questo servizio il 3 e/o il 4 dalla stazione all’hotel e viceversa).

Prenotazioni entro lunedì 15 maggio tramite il modulo che trovate al seguente link: https://goo.gl/forms/ue0jVnbttdko3aic2

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Invitiamo le comunità e i gruppi a provvedere al versamento della quota annuale 2017 utilizzando il C/c della Segreteria:

Conto BancoPosta n° 3997287

Intestatari: SALES PAOLO – GHIRARDOTTI DOMENICO
IBAN: IT 26 B 07601 01000 000003997287

LA TEOLOGIA DELLA DISUGUAGLIANZA

di manifesto4ottobre

José M. Castillo

Una teologia della disuguaglianza, mai definita ma chiaramente applicata, si trova ben formulata nel vigente Codice di Diritto Canonico della Chiesa Cattolica. Nel Codice, come sappiamo, le donne non sono uguali nei diritti agli uomini, né i laici sono uguali ai chierici. Né i presbiteri hanno gli stessi diritti dei vescovi. Né i vescovi sono uguali ai cardinali. E si badi che non parlo dei poteri che riguardano chi governa, ma piuttosto i diritti che sono propri delle persone.

So bene che tutto ciò necessiterebbe una serie di precisazioni giuridiche e teologiche che qui non ho spazio per spiegare. Per quel che con questa riflessione intendo indicare, valga quanto detto come mera introduzione della disuguaglianza nella Chiesa.

Come punto di partenza, non dimentichiamo che la religione é generalmente accattata come un sistema di ranghi, che implicano dipendenza, sottomissione e subordinazione a superiori invisibili (W. Burkert). Superiori che si rendono visibili in gerarchie che fanno compiere rituali di sottomissione, secondo le diverse religioni e le loro corrispondenti strutture.
Nel caso della Chiesa, durante i tre primi secoli, le originarie comunità evangeliche presero una deriva verso un “sistema di dominazione”, con le conseguente disuguaglianza, che ogni sistema di dominazione produce, e che rimase stabilito nella Tarda Antichità (j. Fernandez Ubins ed.) Questo sistema, come é be’ noto, raggiunse il culmine della sua forza nella sua espressione massima, la ‘potestà piena’ (ss. XI al XIII)

Un potere che si esercita secondo la normativa del Diritto Romano (Peter G. Stein), che non riconobbe la uguaglianza “in dignità e diritti” di donne, schiavi e stranieri.
Come é logico, questo sistema, basato non già sulla “differenza”, ma piuttosto sulla “disuguaglianza”, soffrì il colpo più duro, che poteva sopportare, nelle idee e nelle leggi che produsse l’Illuminismo, concretamente nella Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino, approvata dalla Assemblea Francese, nel 1778. Un documento che fu denunciato e rifiutato dal papa Pio VI.

Questo fu il punto di partenza del duro confronto tra la Chiesa e la cultura della Modernità. Un confronto che si prolungò durante più di un secolo e mezzo, fin dopo la seconda guerra mondiale.

Naturalmente questa legislazione e questo modo di intendere la presenza della Chiesa nella società doveva giustificarsi a partire da una determinata teologia. La teologia della disuguaglianza, che il Papa Leone XIII raccolse da una tradizione di secoli, per rigettare gli insegnamenti dei socialisti, che, a giudizi di quel Papa “non smettevano … di insegnare che tutti gli uomini sono tra loro uguali per natura”. (Enc. Quod Apostolici ASS XI, 1878, 372)
Quando in realtà, per Leone XIII, “La disuguaglianza, nei diritti e nei poteri, emana dello stesso Autore della natura”. E deve essere così, “perché la ragion d’essere della obbedienza risulti facile, ferma e la più nobile.” (ASS XI, 372).

Così il papato da quei tempi pretese di applicare alla società civile il principio determinante del sistema ecclesiastico, che rimase formulato dal Papa Pio X, nel 1906 : “Nella sola gerarchia risiedono il diritto e l’autorità necessaria per promuovere e dirigere tutti i membri verso il fine della società. In quanto alla moltitudine, non ha altro diritto che quello di lasciarsi condurre e, docilmente, di seguire i suoi pastori”. (Enc. Vehementer Nos, II-II Ass. 39 (1906) 8-9).

La teologia della disuguaglianza rimase ben formulata, come una teoria ed una pratica che, in altre parole, già erano state formulate da Gregorio VII (s. XI) e rafforzate da Innocenzio III (ss. XII-XIII). Uno dei componenti determinanti della cultura é la religione. Per questo, in una cultura come quella prodottasi in Occidente durante tanti secoli, la teologia della disuguaglianza ha marcato la mentalità , il Diritto, la politica, i costumi e le convinzioni, della cultura occidentale , molto più di quel che di certo immaginiamo.
Il contrasto con questa teologia sta nel Vangelo. Gesù volle, a tutti i costi, la uguaglianza in dignità e diritti di tutti gli essere umani. Per questo si pose dalla parte dei più deboli, dei più disprezzati, dei più emarginati. Ciò premesso, io mi domando perché c’é tanta gente della religione – o molto religiosa – che non dissimula il suo rifiuto fino alla sua opposizione a Papa Francesco. E ancor più, io mi domando anche se il profondo malessere, fino alla indignazione, che si sta vivendo proprio ora in Spagna, non avrà qualcosa (o molto) a che fare con la teologia della disuguaglianza ed i suoi difensori, i chierici di alto rango.

E di più, io oso chiedere se la Spagna sia preparata in questo momento, a sopportare un cambiamento tanto radicale, nelle nostre leggi, giudici e procuratori, che non debbano essere i “ladri di polli”, ma piuttosto i più alti dirigenti della politica e della economia coloro che debbano iniziare a tremare.

É o no importante la teologia della disuguaglianza? In ogni caso, io non ho soluzioni. Né questo é il compito della mia vita. Mi limito a porre domande, che ci obblighino tutti a pensare.

nostra traduzione da http://blogs.periodistadigital.com/teologia-sin-censura.php/2017/02/24/teologia-de-la-desigualdad

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