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Aborto. Chi sei tu per giudicare

Beppe Manni

(Pubblicato nella Gazzetta di Modena il 4 dicembre 2016)

Il Papa al n 12 dell’enciclica “Misericordia et Misera” in 22 capitoletti tratta di misericordia, accoglienza, perdono. Solo al n.12 e per 8 righe parla della facoltà concessa a tutti i preti di assolvere il peccato dell’aborto. Purtroppo i giornali e le TV hanno parlato solo di questa nuova “apertura” del Papa ma non del testo molto bello dell’Enciclica. E tanto meno del delicato problema dell’interruzione della gravidanza. L’aborto” era infatti un peccato riservato ai vescovi e legato alla scomunica. Insieme ad altri quattro ritenuti particolarmente gravi: violazione del segreto confessionale; violenza contro il papa; dissacrazione delle ostie; violazione del voto di castità. Per quello che riguarda l’aborto per molti secoli si è riflettuto sull’origine della vita e sull’importanza del feto con pareri spesso discordanti. La legge 194 del 1978 parla di procreazione consapevole e responsabile…di interruzione volontaria della gravidanza”. Ancora oggi non tutti, anche tra i cristiani, condividono le definizioni di “delitto, uccisione di un innocente, soppressione di un essere indifeso ecc”.

La materia è complessa e le parole di perdono del Papa lasciano intravvedere perplessità e prudenza. E’ forse questo il peccato peggiore da far decidere al codice di diritto canonico un particolare intervento del vescovo per dare l’assoluzione? E il venditore di armi, e il soldato mercenario pagato per uccidere? E il banchiere che affama e uccide migliaia di bambini? E l’inquinatore e avvelenatore? E il mafioso? Questi sono peccati minori? E poi vorrei chiedere alle centinaia di donne che interrompano la gravidanza se si sentono in peccato o solo turbate. Mi sembra che poche e pochi siano interessati all’assoluzione dei preti. Le persone mature fanno le loro scelte sofferte in coscienza e se credono in Dio a lui fanno riferimento. Sappiamo che il numero dei medici obiettori di coscienza sta crescendo (c’è chi dice per fare carriera all’interno delle cliniche private), rendendo vana una legge statale. Si colpevolizzano le donne e si crea un ulteriore disagio morale per una scelta personale e comunque dolorosa. E’ una sorta di femminicidio rovesciato: sembra che i maschi (tra questi i “clerici”) non riescano a comprendere pienamente le tragedie, le ferite e le angosce di donne violentate, ignoranti e sprovvedute. E a rispettare le scelte autonome delle donne stesse che scelgono consapevolmente.

Nel XII secolo quando fu introdotta ufficialmente la confessione auricolare (a tu per tu con il prete in confessionale, con assoluzione e penitenza) fu scritto un sacramentario, cioè una specie di vademecum per preti per quantificare le penitenze in base alla gravità del peccato. Ora ai primi posti c’era l’omicidio, l’adulterio, la truffa, lo spergiuro. Anche se sappiamo che la chiesa primitiva condannava l’infanticidio, solo al 27 posto dell’elenco appariva la soppressione del neonato. Sembra che in tempi in cui la donna era sfruttata come fattrice di molti figli, la madre quando non poteva mantenerli e prevedeva per loro una vita d’inferno, appena nati molti bambini e bambine venivano soppressi. La chiesa misericordiosa” e sapiente che viveva tra la gente, aveva compreso.

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EI DELLA BARCA QUAL NOVITA’?

Un Papa nuovo?

L’impatto emotivo del comportamento e delle parole di papa Francesco hanno creato un consenso pressoché universale sia nel mondo cattolico e religioso che in quello laico. Italiano e mondiale.

Si parla di un papa rivoluzionario.

Ma è vero?

Certo la stragrande maggioranza della gente vive direttamente o indirettamente un cristianesimo-base, tradizionale che non ha mai messo in discussione. Fa parte del DNA di molti cattolici. Casomai si brontola per certe prese di posizione del Vaticano in campo morale o politico che vengono viste come intromissioni indebite. O ci si scandalizza delle ricchezze faraoniche del vaticano. Ma l’ignoranza catechistica endemica e secolare del cattolico italiano non gli permette di disporre di qualche strumento teologico o esegetico per andare oltre a sensazioni emotive. In conclusione chi non si sente cattolico se ne va in silenzio; chi rimane fruisce della religione come un distributore automatico per i momenti salienti della propria vita, senza discussioni o problemi.

Questo Papa in verità non ha cambiato nulla della fede cattolica. Teologicamente. Il Credo Niceno-costantinopolitano cioè l’elenco delle verità non ‘negoziabili’ recitate nella messa, è rimasto intatto da 1700 anni. Per due millenni non si è pensato di rivisitare questa codificazione delle verità confezionato al tempo dei greci bizantini. Nonostante importanti documenti del concilio, si fatica a superare la lettura e interpretazione letteraria della  Scrittura.

Non è stato cambiato l’impianto sacramentale e devozionistico della tradizione. Ad esempio la confessione, l’adorazione eucaristica, la fede acritica nei gesti ex opere operato (effetto immediato dei sacramenti e delle benedizioni indipendentemente dalla fede personale), il “segno” indelebile del battesimo e dell’ordine ecc. senza interrogarsi sulla non ragionevolezza per l’uomo moderno di questi gesti e affermazioni. La venerazione idolatrica delle madonne e dei santi. Si continua a beatificare santi. Il culto necrofilo delle reliquie, la dottrina incomprensibile delle indulgenze.

Insomma la teologia ufficiale non è stata messa mai in discussione a partire da  tutto l’apparato dogmatico fino al primato e all’infallibilità del Papa, e la totale mancanza di democrazia nella chiesa.

Questi sono degli ostacoli insormontabili per un dialogo vero con i nostri fratelli riformati che tutte queste cose hanno superato e cancellato da quattrocento anni.

Ancora. Il vaticano e i suoi cardinali variopinti, le liturgie faraoniche, esistono ancora. Non è ancora stato intaccato l’apparato economico e le alleanze politiche della chiesa. Anche sulle tematiche affrontate dal sinodo sulla famiglia, come l’ammissione dei divorziati alla comunione, l’unione gay, il celibato dei preti e il ruolo della donna nella chiesa, il papa si è espresso sulla linea della tradizione: “Bisogna avere comprensione, non giudicare, sapere accogliere; per il ruolo della donna vedremo, caso mai si può cominciare a ragionare del diaconato femminile”. Misericordia ma non riforma.

Ma nulla di più.

I motivi della linea tradizionalista del papa potrebbero essere diversi

1 Questo papa è un anziano gesuita vissuto per anni all’interno dell’ortodossia cattolica, non riesce a staccarsi dalla tradizione. Non lo vuole e forse non ne è capace.

2 Oppure per i suoi innovativi atteggiamenti trova forti resistenze nell’apparato curiale e in una parte di vescovi che vedono intaccato il proprio ruolo di potere. Ma anche in molti cattolici tradizionalisti che sono come impauriti da questi nuovi comportamenti e sognano la rigidezza e la sicurezza di Ratzinger il papa precedente. E’ una corrente sotterranea che non si esprime pubblicamente per la struttura monarchica della chiesa che non prevede né una discussione libera e aperta sui problemi e sui contenuti: non è ammesso il dissenso. Ma è presente e potrebbe portare ad una spaccatura scismatica fuori stagione.

Francesco consapevolmente non vuole rompere la comunione tra i vescovi e urtare una parte di fedeli cattolici.

Ma questo papa venuto dai confini della terra è vissuto tra i poveri, ha respirato il vento della teologia della liberazione. Si è caricato della sofferenza del mondo ed è imprevedibile e rivoluzionario.

3 Oppure. Per la sua riforma sceglie un’altra strada, che nessuno gli può contestare. Riprende i temi forti delle scritture e in particolare del vangelo. Leggete ‘Misericordiae vultus’ scritto per l’indizione dell’anno santo e ‘Laudato si’ sulla questione ecologica’. E poi richiamate alla memoria i diversi interventi nelle omelie private in Santa Marta, nelle interviste e nei discorsi ufficiali. Osservate i suoi comportamenti. Sta in mezzo alla gente, non giudica e non condanna, accoglie tutti, parla di misericordia, di fraternità, di compassione. Nei testi sacri non si parla solo di giustizia ma specialmente di misericordia. Condanna con voce forte e autorevole le guerre condotte per ragioni economiche. Lo sfruttamento, i massacri e le immigrazioni forzose. L’egoismo dell’occidente che chiude le porte. Le strumentalizzazioni delle religioni compresa quella cattolica. I disastri ambientali.

La gente di buona volontà sente vicine queste parole, le condivide e accende in loro una speranza. Sembra dire: la religione è amore e misericordia. Il resto verrà dopo.

Su questo terreno non può essere contestato, al massimo lo accusano di ingenuità  politica.

Francesco ha aperto la strada.

Ad altri continuare nel rinnovamento della chiesa. O meglio i cristiani (vescovi, preti, uomini e donne) dovrebbero alzare coraggiosamente  la testa smettere la secolare sudditanza al clero e costruire insieme una vera e profonda riforma per non lasciare isolati non solo il papa, ma molti teologi e cristiani di base che questa riforma la suggeriscono da molti anni. Inascoltati.

Per riaprire le porte affinché i buoi ormai scappati possano se vogliono rientrare nella stalla-ovile e lasciare il posto alle nuove pecore che vogliono mangiare buona biada al sicuro.

Beppe Manni
Ottobre 2016

Il Papa, la globalizzazione e i movimenti popolari

Mi hanno chiesto che cosa mi ha più impressionato nel discorso del papa ai movimenti popolari in Bolivia.  Mi ha impressionato la sensibilità verso i poveri, la poesia, lo stile giornalistico…, ma soprattutto la sua condanna netta della globalizzazione. Per la verità, il papa non usa questo termine, forse perché esso si presta a equivoci. Ma parla di neo-colonialismo, dittatura sottile, idolatria del denaro, nuova tirannia, sistema imposto dalle istituzioni finanziarie e dalle imprese transnazionali e diventato globale. Con un solo termine: la globalizzazione.

Giovanni Paolo II e Benedetto XVI ritenevano la globalizzazione un fenomeno ambivalente, positivo e negativo. Ma parlare di globalizzazione ambivalente, confonde invece di chiarire. Per papa Francesco la globalizzazione è un sistema socio-politico-economico, soprattutto economico, negativo. Il papa ha ragione: scientificamente parlando, “globalizzazione” è un termine eufemistico (usato per la prima volta da Theodor Levitt nel 1983) per significare il sistema capitalista neoliberale di matrice anglosassone, imposto a livello mondiale, dopo la caduta del muro di Berlino.

La globalizzazione, che poggia sul treppiede pensiero unico, mercato globale e libero flusso dei capitali, si è autopromossa a miglior sistema possibile, se non perfetto. L’umanità, anche se vivesse secoli e millenni futuri, non potrebbe trovare una forma alternativa all’altezza. Insomma, solo la globalizzazione può salvare l’umanità. L’espressione di Francis Fukuyama “siamo alla fine della storia” significa tutto questo.

Ebbene, il papa con estrema chiarezza dice che la globalizzazione non è il miglior sistema possibile, anzi, essa è malvagia perché idolatra e schiavizzante; essa dev’essere combattuta e superata per liberare tutti. Si capisce allora la reazione dell’Agenzia Fox, portavoce dei signori del capitalismo neoliberale, che dice del papa attuale: “Questo è l’uomo più pericoloso del mondo”.

La posizione del papa è molto “CEM”. Io vedo l’umanità attuale come una pianta (la metafora a cui sono ricorso più volte): il tronco è la “pianetarizzazione” e i due rami maggiori, sorti dal tronco, sono la mondialità e la globalizzazione. La mondialità ha l’ideale di solidarietà-giustizia-pace…; la globalizzazione ha i precetti di concorrenza-ricchezza-sfruttamento… Il ramo della globalizzazione si fa passare per l’intera pianta, dicendosi responsabile della civiltà attuale. Ma la “pianetarizzazione”, cioè il provvidenziale progresso e l’interdipendenza del nostro pianeta, è anteriore ed è dovuta non alla globalizzazione, bensì alle scoperte, ai mezzi di comunicazione, all’informatica… È bene dire questo perché non si pensi che lottare contro la globalizzazione sia oscurantismo e rigetto del progresso. Insomma, la globalizzazione è appena un ramo abnorme. Papa Francesco dice che bisogna reciderlo e aderire al ramo della mondialità, con coraggio e fiducia, dal basso. Per la verità, il papa non è ricorso alla metafora della pianta, ma ha recitato il rosario di volti sofferenti e di drammi umani ed ecologici; e ha intonato il canto della speranza.

Il papa vuole una Chiesa samaritana che “parla alla società a partire dalla sua opzione preferenziale ed evangelica per gli ultimi”.  Qualcuno dirà che questo papa è comunista; allora lui chiarisce: “L’attenzione per i poveri è nel Vangelo, ed è nella tradizione della Chiesa, non è un’invenzione del comunismo».

Arnaldo DeVidi

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